Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

mercoledì 6 maggio 2009

Noi e l'amore

Noi e l’amore. C’è un altro argomento di cui potrei dire di avere sentito tanto parlare? Direi di no.
L’amore riempie la mia vita da molteplici punti di vista e non soltanto personali. Lo incontro ovunque ed a volte ne sono soprafatta. Ogni forma d’arte l’ha rappresentato, schiere di categorie professionali non cessano di analizzarlo, e gli esseri umani “tutti” non smettono di provarlo, cercarlo e soprattutto temerlo.
Ed è proprio nella contraddizione di questa ricerca voluta e temuta che vorrei soffermarmi.
Ognuno di noi dichiara un’esplicita volontà d’innamorarsi, di voler provare e condividere questa ineguagliabile condizione emotiva e sentimentale,eppure quante resistenze nell’abbandonarsi veramente a questa agognata dimensione?
Paradossalmente, infatti, molti affermano di volersi innamorare e poi quasi istantaneamente, e non so quanto inconsciamente, mettono in atto tutte le difese possibili affinché questo stato dell’anima e del corpo non li travolga con la incondizionata follia che lo contraddistingue.
Ho paura!- Non vorrei soffrire…- Non vorrei rimanere deluso o ferito.
Queste soltanto alcune dell’espressioni che frequentemente sarà capitato a tutti noi di ascoltare.
Ma allora – mi dico – forse tutta questa voglia d’innamorarsi non c’è? O meglio, tutti vorremo vivere, provare e sentire amore senza correre dei rischi, evitando di esporci ad un possibile dolore. Come bambini, ingenuamente ci illudiamo di poter provare il piacere di questa esperienza nella speranza che non c’infligga sofferenza.
Ma un bambino è privo di quel percorso psicologico che nello scorre del tempo dovrebbe condurre gli adulti alla conoscenza che ogni dimensione o stato della vita ha in se, sempre, una dualità che accompagna il concetto stesso dell’esistenza: luce ed ombra, bello e brutto, felicità e disperazione, vita e morte.
Quindi è abbastanza illogico, come l’amore del resto, dichiarare a gran voce di voler amare e non accettare come elementare conseguenza anche i possibili dolori. Sarebbe come voler vivere certi di non dover morire: irreale, eppure…
Eppure questa è la dimensione di partenza da cui normalmente si annuncia la propria disponibilità all’amore.
“ In amore costruzione e distruzione avvengono insieme, esaltazione e desolazione camminano affiancate, realizzazione di se e perdita di se hanno intimi confini….L’amore non è una ricerca di se, ma dell’altro che sia in grado naturalmente a nostro rischio, di spezzare la nostra autonomia, di alterare la nostra identità, squilibrandola nelle sue difese. L’altro, infatti, se non passa vicino a me come noi passiamo vicino ai muri, mi altera. E senza questa alterazione che mi spezza, mi incrina, mi espone, come posso essere attraversato dall’altro, che poi è il solo che può consentirmi di essere, oltre che me stesso, altro da me? L’amore non è ricerca della propria segreta soggettività, che non si riesce a reperire nel vivere sociale. Amore è proprio l’espropriazione della propria soggettività, è l’essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa.”
Questo quanto dichiara Umberto Galimebrti in un suo libro intitolato “ Le cose dell’amore” e tutto questo è esattamente tutto ciò che generalmente noi esseri umani bramiamo e sfuggiamo, convincendoci di poter provare sentimenti e vertigini tanto eccitanti ed irrinunciabili senza essere disposti a metterci veramente in gioco, pronti a cadere per poi saperci rialzare e riprendere a volare.
La vita è di per se un continuo rischio e tuttavia, come è ovvio che sia, accettiamo questo concetto come inevitabile condizione pur di poterla vivere. Ed allora perché, con altrettanta saggezza, non siamo capaci di concedere lo stesso slancio alla dimensione amorosa che della vita è una delle massime espressioni.
Seneca sosteneva: “ Una vita inesplorata è una vita non vissuta.” E quindi mi viene spontaneo chiedervi: Come è possibile voler intenzionalmente sfuggire alla più intensa ed emozionate esplorazione di se e dell’altro? Se non l’amore, cosa ha senso concedersi come lusso e privilegio in una esistenza degna di questo nome?”

4 commenti:

Fondazione di Partecipazione Casa dell'Ospitalità (Venezia - Mestre) ha detto...

Beh dopotutto è l'amore ciò che fa muovere ogni cosa no?

M.Cristina ha detto...

Così si dice...

il monticiano ha detto...

Come vorrei sapermi esprimere con parole adeguate alla bellezza del tuo post. L'ho letto un paio di volte, ci sarà un motivo per cui ho fatto questo ma non riesco a spiegarlo.
Va bene, non fa niente. L'importante per me è stato leggerlo.

M.Cristina ha detto...

Monticiano, che belle parole mi hai detto...veramenete. Un post in cui non ero certa di aver saputo esprimere precisamente ciò che avevo in mente. e nel cuore. Il tuo commento quindi mi rincuora, oltre che lusingarmi.
Grazie e ti abbraccio forte.