Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

lunedì 9 novembre 2009

Una donna in rinascita


Una Donna in rinascita, di Jack Folla


Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi, dopo la catastrofe, dopo la caduta, che uno dice…è finita. No. Finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina antiuomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina hai un esame peggio che a scuola….Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà, deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno e questo noviziato non finisce mai, e sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo, che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno si infiltri nella tua vita. Peggio, se ci rimani presa in mezzo tu, poi ci soffri come un cane. Sei stanca. C'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto, e così stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre…."io sto bene così, sto bene così, sto meglio così"…e il cielo si abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque, in quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima, ed è passato tanto tempo e ce ne hai buttata talmente tanta, di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio, perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui. E so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta. Nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine, ed è stata crisi. E hai pianto. Dio, quanto piangete ragazze... Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance. E poi hai scavato, hai parlato…quanto parlate ragazze. Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore…."perché faccio così?"…"com'è che ripeto sempre lo stesso schema?"…"sono forse pazza?"…Se lo sono chiesto tutte. E allora... vai, giù con la ruspa nella tua storia, a due, quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli, un puzzle inestricabile.Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque. Ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova "te", perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima, prima della ruspa…Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente, innamorarsi di nuovo di sé stessi o farlo per la prima volta è come un diesel, parte piano. Bisogna insistere, ma quando va in corsa... E' un'avventura ricostruire sé stesse, la più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende, o dal taglio dei capelli. Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono vedere e capire…"attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando per voi... ma soprattutto per noi stesse…". Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per se stessa. E' la primavera a novembre, quando meno te la aspetti.

giovedì 5 novembre 2009

Smetterò



Smetterò di essere educata.
Smetterò di camminare nella tua anima in punta di piedi.
Smetterò di ragionare e ponderare.
E sarò sangue e carne che ti invade.
La lotta eccita gli istinti.
La fantasia esplode nei desideri.
Prepara i tuoi occhi, avvisa il tuo cuore, allerta la mente.
Sarà una battaglia che non conosci e la giocherò a modo mio.
Hai mai visto l’essenza di una donna divenire materia?
E’ capace di mille magie.
Può trasformarsi in fuoco.
Scegliere di farsi nettare.
O tramutarsi in profumo.
L’essenza di una donna può essere qualunque cosa, è questa la sua forza incontenibile.
Può baciare ed amare, essere coraggiosa o docile.
Ma non t’illudere se la vedi indietreggiare, sta solo cercando dentro di se ciò che gli occorre.
E poi…
E poi spalancherà all’improvviso quella porta.
Urlerà i suoi pensieri.
Ed affronterà l’impossibile…con il cuore.

lunedì 2 novembre 2009

Apro la sigaretta




Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori,
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so,
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.

Alda Merini

venerdì 30 ottobre 2009

Non m'importa.

Non m’importa se il tempo, la distanza, l’apparente indifferenza cerca di convincermi che nulla di ciò che vivo ha un reale valore.
Non m’importa di chi cammina per il mondo con passo affrettato e tutto sfiora, annusa, o distrattamente assapora per poi lasciarlo cadere, mentre i suoi passi sono già oltre.
I miei no. Io cammino lentamente ed ogni sensazione penetra nei miei sensi e mi appartiene per sempre.
Questo è il mio tesoro, il forziere a cui posso attingere ogni volta che ne ho voglia o bisogno.
E non m’importa se questo appare desueto, io ne conosco il privilegio ed il valore.
Per questo non m’importa se c’è chi, nella frenesia di un vivere senza vivere, scavalca ogni cosa.
Io non scavalco nulla, se non l’inutile.
Ma l’inutile non sarà mai ciò che ho vissuto o provato, ciò che ho guardo od ascoltato, ciò che ho potuto toccare od accogliere e condividere.
Non m’importa di non rischiare, di non soffrire, di non provare.
Non m’importa vivere una vita che non sia una vita.
M’importa vivere e vivere vuole dire guardare il mondo negli occhi e lasciarsi incantare.
Ed allora io m’incanto, e m’innamoro ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Che cosa ci guadagno?
“Ci guadagno il colore del grano…”

mercoledì 28 ottobre 2009

La forza delle donne troppo spesso sottovalutata

Le viciende politiche di questa nostra strana e malandata Italia sono sotto gli occhi di tutti.
In questo post però, non voglio entrare nel merito di quanto sta accadendo. Desiderio tuttavia, spostare l'attenzione su un comportamento umano e personale di una donna, di certo ferita, di certo stravolta dagli avvenimenti derivati da azioni altrui che, nonostante tutto, è stata capace di mettere la propria firma, questa volta non solo giornalistica, alla propria vita. La donna di cui parlo è Roberta Serdoz, moglie del ex Presidente Marrazzo, la quale, con un coraggio inusuale, ha capovolto la percezione di quanti la credevano sconfitta nella propria dignita di moglie e di donna.
Roberta Sardoz ha invece spiazzato tutti, tornando nel giro di pochi giorni al suo lavoro di giornalista sia nel programma "Linea Notte" di Rai Tre che, come moderatrice, nel dibattito per la presentazione dell'associazione "Valore D le donne al vertice" che si è tenuto ieri a Palazzo Valentini a Roma.
Mi è sembrato un comportamento esemplare. Un comportamento ed una scelta che mette il luce e restituisce alle donne quel valore e quella capacità di resistere e rinascere che spesso, molto più spesso di quanto sia riconosciuto, ci apprtiene. Questo è essere una donna e non quella gabbia fatta solo di corpi da usare nella quale, ultimamente, veniamo ricacciate
Di seguito riporto dunque la parte finale di un articolo di Giulia Bongiorno sul " Corriere della Sera" in cui prendendo spunto da Roberta Serdoz si racconta la forza delle donne.



Di Giulia Bongiorno
Corriere della Sera

"In questa insolita scelta di forza, Roberta Serdoz rivela un’attitudine che abita le donne, sebbene spesso rimanga nascosta: sapere quando è il momento di prendere in mano la situazione. Essere all’altezza, in un attimo. Dopo essersi adattate, magari per anni, a ruoli anonimi, dimessi, defilati, ma preparandosi silenziosamente ad assumere un ruolo diverso, senza smettere mai di coltivare la capacità di diventare artefici del destino proprio e altrui. Una marcia in più che appartiene alle donne, quasi ontologicamente.Perché sono abituate a combattere, addestrate dalla storia ma anche dalla biologia. Abituate a fare più fatica degli altri, a sopportare un colpo in più e a rimanere in piedi lo stesso. In circostanze normali, non hanno nemmeno bisogno di mostrarlo: lo fanno e basta. In circostanze eccezionali, questa straordinaria capacità emerge in forme e modalità imprevedibili. Come è successo a Roberta Serdoz. Della cui scelta, a prescindere da ogni altra considerazione, mi piace sottolineare la singolarità: quando la nave rischia di affondare solitamente tutti l’abbandonano, lei non solo non l’ha abbandonata ma ne ha assunto coraggiosamente il comando."

mercoledì 21 ottobre 2009

Perchè nella vita è sempre e solo questione d'interlocutori

Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi, sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente.
Lev Tolstoj


Dedicato a chi ieri mi ha donato una piccola porzione del suo tempo. Un tempo strappato e voluto oltre i limiti di una giornata impossibile, di una stanchezza evidente, di una difficoltà oggettiva di poterci essere, ma scegliendo contro il " facile" di esserci.
Ho voglia di celebrare la bellezza del tuo gesto, sulla futilità delle tante proclamazione.
Ho voglia di dirti che il tuo volto stanco, stravolto eppure sorridente mi ha regalato un'emozione che non dimenticherò. Sembra assurdo forse, ma credo che mai come ieri sera io ho compreso.
Grazie!

lunedì 12 ottobre 2009

Desiderandoti

Quanto ho amato chi ti ha preceduto… ma ora ci sei tu, uno sconosciuto inizio ed io non sono così forte, mi lascio sedurre dalle promesse che ogni “nuovo” porta con se.
Mi vedo camminare per la città, gli occhi che si colorano di grigio ed il respiro caldo che anticipa in una nuvola i miei passi.
Ti sto aspettando e mi sorprendo a sognarti.
Immagino i colori del tuo cielo, le strade lucide di pioggia, i lampioni che penetrano l’oscurità densa di acqua.
Ho voglio di te, incredibilmente.
Chi ho amato ha liberato i miei sensi, acceso l’allegria dei miei sorrisi, ma ora ho voglia di raccogliere le emozioni, sospirarle nel caldo di una sciarpa, trattenerle nella vivacità di un cappello.
Ho voglia di lasciarmi rapire dalla luce di una candela, di inseguire la corsa di una goccia sul vetro, di volare insieme ad una foglia.
Ho voglia di mani che corrono a cercare la pelle per sentirla brucia sotto la lana di un maglione, di labbra rosse, di occhi sferzati dal freddo.
Ho voglia d’innamorami di te, mio inverno, oltre ogni limite.