Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

venerdì 2 maggio 2008

Saturnali, Seneca e la consapevolezza

Entri in una stanza e ti basta un’occhiata per capire che nell’aria circolano ormoni, troppi.
Uomini e donne e birra ed aria rarefatta, almeno per te.
La tua fantasia é scatenata e ti gioca brutti scherzi ma, dentro quella piccola stanza, il tempo indietreggia.
I secoli passano mentre gli uomini sono sempre gli stessi e tu incredula stai assistendo ad un baccanale.
Donne ed uomini, vestiti d’anni duemila eppure così simili ai romani dell’età imperiale.
Parlano e ridono e si confermano di esistere, di esserci, di essere.
L’immagine è grottesca ma il poter di questo passo indietro della storia ti ammalia. Seduti vicini, uno sopra alle gambe dell’altro, vestiti ma nudi sotto le mani che impavide e meschine vorrebbero nascondere intenzioni esplicite. Il potere è nell’aria insieme agli ormoni e non sai quale dei due eccita di più le menti.
Allontani i suoni. Vedi bocche spalancarsi in sorrisi insensati che rispondono disponibili a sguardi vogliosi.
Se fossero i loro predecessori le tuniche scenderebbero a scoprire i corpi e l’alloro crollerebbe dalle teste, mentre il sesso diverrebbe esplicito. Non ne sei sicura ma, prima di entrare in quella stanza, eri certa di non trovarti in una villa patrizia durante il festeggiamento dei Saturnali.
Tuttavia l’eccitazione della festa libera gli animi: gli schiavi si sento padroni ed il re serve il banchetto e tutti possono dire e compiacersi e festeggiare
nell’illusione breve di una notte.
Eppure non riesci a nascondere un’intima ilarità ricordando le parole di Seneca:
“Tutti quelli che la fortuna portò alla ribalta, tutti coloro che erano stati membra e parte integrante della potenza di un altro, di tutti costoro fiorì la popolarità e la casa fu gremita di gente, finché essi si mantennero saldamente sulla cresta dell’onda. Quando sparirono, il loro ricordo svanì in breve tempo. Ma il prestigio degli uomini d’ingegno cresce continuamente e non solo si tributa omaggio alla loro persona, ma si trova accoglienza anche a tutto ciò che è legato alla loro memoria.”
Forse la storia vive nel nostro dna ma non nella nostra consapevolezza.

2 commenti:

Mat ha detto...

e la sapeva lunga seneca...
:)

ma io che non sono sulla cresta dell'onda....però i banchetti l organizzo comunque...

in ricchezza e povertà....

ci sono più possibilità che qualcuno si ricordi..ma soprattutto avrò trascorso delle belle giornate, no?

M.Cristina ha detto...

Sono certa che i tuoi banchetti non hanno nulla a che fare con ciò che ho descritto. Un conto è un gozzovigliare con gli amici in allegria, con un buon bicchiere di vino tra le mani. I Saturnali significavano ben altra cosa nell'antica Roma: erano giorni di festa in cui l'ordine sociale si invertiva ed agli schiavi erano permesse libertà altrimenti inimmaginabili. Ma ben presto questa ricorrenza religiosa divenne uno sfrento succedrsi di banchetti, alcol e sesso che si potraeva per giorni. Ma, finita la festa, i schiavi tornavano schiavi ed i padroni padroni. Ed è più o meno questa l'illusione che ho descritto nel post.