Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

mercoledì 23 aprile 2008

Meritocrazia, ma di che parlano?

I giorni si succedono difficili, sempre più difficili con l’avvicinarsi di una data che determinerà molte cose ed alcune sono così tue che ti viene già da piangere.
Il mondo sembra muoversi senza considerare le tue paure ma sei una briciola e te lo ricordano tutti i giorni.
La mattina è il sorgere del nuovo e le tue speranze si rinnovano ostinate.
Ma c’è la realtà di quello che vedi intorno a te a spazzarle continuamente.
Fatichi e ti sgoli per inseguire un diritto che sembra non esserti concesso; molto, ma non quello, sembra essere l’imperativo.
Ma perché?
Ripercorri le immagine di questi ultimi mesi e l’ansia ti assale, più feroce e spietata che mai.
La meritocrazia? Ma di che cose parlano in questo paese sbandato e perso.
La meritocrazia è una parola che fa incespicare molti ed infatti non fluisce, non qui, non accanto a te, non in quello che arrivi a vedere.
Ci si affanna a parlare dei giovani, di queste nuove leve che non hanno speranze, non hanno futuro.
Hanno ragione, il futuro è plumbeo per loro, ma lo è ancor di più per tutti quelli che arrivati alla mezza via si guardano intorno e non hanno nessuno a sostenerli.
Quello che è fatto è fatto, sembrano volerti dire. Largo ai giovani! Urlano tutti.
Attenzioni agli anziani! Dicono a voce più bassa.
Ma nessuno, nessuno parla della via di mezzo. Di tutti quegli uomini e donne che stanno lì ad arrancare in lavori precari, in aziende che li scaricano. Ed essere precario nella via di mezzo è una tragedia grande, per tutti, e non capisci perché nessuno ne parli. Anche perché è la via di mezzo che, nel frattempo che chi dovrebbe salvare tutti, sta lì a sostenere la crescita dei giovani e la discesa degli anziani. Ma perché nessuno si occupa di questi povera fascia d’età?
Lo sai, non puoi dirlo forte ma poi non ce la fai e sbotti. Si arrabbieranno in tanti ma non te ne importa.
E non ti importa perché tu sai quanto fatichi e ti svoci e sai che vuol dire gavetta, e costruzione e studio, tanto, fatto anche dell’esperienza che insegna. Come lo sanno gli anziani che ne portano i segni nei rivoli delle loro bellissime rughe ma come sembrano non capirlo questi famosi e sfigati giovani che stanno lì, imbalsamati, troppo spesso pretenziosi, ad aspettare il piatto servito dalla mezza via e dai quei poveracci degli anziani che ammaccati e stanchi ancora pedalano per aiutarli.
Il mondo è variegato e questo lo sai, i giovani non sono tutti uguali e sai anche questo ma quelli che stai incontrando proprio no, non ci siamo.
E qui siamo nella vita vera e non nella della demagogia degli slogan d’acchiappo.
I giovani sono la speranza, anche la tua, sono i figli che vedi crescere e che ami e per quali vorresti il mondo più bello e colorato possibile ma non così, non senza che apprezzino e capiscano il lavoro che i loro predecessori hanno fatto per portarli fin qui. Largo ai giovani! si ripete senza fine. Si largo ai giovani ma qualcuno spieghi loro che per prendersi la vita e portarla fino ai sogni ci vuole umiltà, ci vuole coraggio, ci vuole la capacità di ascoltare ed imparare, ci vuole rispetto e soprattutto ci vuole riconoscenza. Forse questi nostri figli spauriti ed incerti hanno una sola vera scusa che giustifica molti loro comportamenti: una società che non ha voluto svelare ai propri cuccioli, ormai cresciutelli, una verità dura ma essenziale: gli elicotteri per arrivare in cima non ci sono per tutti. Molto spesso bisogna accettare di risalire la montagna partendo dalla pianura. E questo non è un limite ma una grandissima opportunità, per conoscere e vedere tutto quello che vive lungo la strada. E lungo la strada si impara molto e la mente si riempie di profumi e nuovi orizzonti.
Non so voi ma questo è quello che dirò a mio figlio questa sera. Mi capirà? Spero di si. Anche perché i figli del resto del mondo, che ci piaccia o no, sono meno coccolati e molto più svegli. Ed io amo troppo mio figlio per non augurargli di essere così sveglio da saper prendere la vita a morsi, così come lui vorrà.

15 commenti:

Anonimo ha detto...

non so se tuo figlio capirà...ma sono certa che sentirà una forza nuova dentro sè. Una forza che si chiama fiducia.
ti abbraccio Maria Cristì!
paola dancer

M.Cristina ha detto...

Poveracciogli faccio una testa...

polle ha detto...

Mi ricordo della Tonnara! Quando giocavo con l'Aurelia Nuoto a pallanuoto ogni tanto, alla fine degli allenamenti il nostro allenatore ci faceva fare la Tonnara. Due squadre, giochi della gioventù e juniores tutti al blocchetto di una corsia, l'allenatore tirava il pallone dalla parte opposta della corsia e tutti in acqua, calci gomitate, manate e pugni per vincere e arrivare per primi a quel pallone. Riccardo capirà, è un ragazzo intelligente e fortunato. E forse troverà il suo sentiero privilegiato per evitare di trovarsi nella mischia arrivista che contraddistingue queste nostre generazioni. Glielo auguro di tutto cuore.
Dagli un abbracio da parte mia,
polle

M.Cristina ha detto...

Polle credo che tu abbia avuto un buon allenatore e spero che Ricky abbia due buoni genitori.
Lo salutarò da parte tua.

Anonimo ha detto...

Il mestiere di genitore deve essere il più difficile del mondo; non essendo genitore non dovrei neanche azzardarmi a dare consigli. Ma se lo fossi dovrei stare attento a non scaricare le ansie e le preoccupazioni sui miei figli. Serve a qualcosa trasmettere questa sensazione di cupezza che noi ci portiamo addosso?
giampaolo

Mat ha detto...

appurato che qui la meritocrazia nn esiste proprio come parola... ma soprattutto come concetto, restano comunque dei grandi insegnamenti che se tuo figlio, cm sono certo, farà suoi...questa vita la cavalcherà alla grande :)

M.Cristina ha detto...

Giamp@ non ti preoccupare ogni domanda è lecita e so che non c'è giudizio.
Non so se sia giusto trasmettere cupezza, tu mi conosci ed io tendenzialmente non sono un tipo cupo. Tuttavia se avverti cupezza e la tocchi a tratti nella tua vita perchè non dovresti parlarne a tuo figlio? certo cosa diversa è dire continuamente che è tutto buio, grave, irrisovibile ma io canto e parlo con gli alberi e sorrido alla gente e non ho paura d'amare. Proprio per tutto ciò non posso raccontare a mio figlio che il mondo è un arcobaleno. Non è vero e lui deve saperlo. Deve essere pronto, il che non vuo dire essere tristi, vuol dire avere consapevolezza. Vuol dire essere allegro ma sveglio. Credo.


mat@ mi auguro che tutti noi cercheremo di calvalcare il nostro tempo alla grande.

un abbraccio a tutti e due.

marina ha detto...

coraggio, stringi i denti, ce la farai
tu non sei cupa, sei forte e coraggiosa e sei una grande mamma
baci, marina

M.Cristina ha detto...

Marina@ ti sono grata per l'incoraggiamento. E stringo i denti e vado avanti. Farò presente a Ricky il tuo punto di vista.
un abbraccio

ebalsemin ha detto...

Penso che tuo figlio capirà questo concetto e spero soprattutto che lo faccia suo.

M.Cristina ha detto...

ebalsemin@ spero che accada anche perchè è quello che oltre ad ascoltare vede agire dai suoi genitori. Io lo dico a lui ma non smetto di ripeterlo a me stessa.

ebalsemin ha detto...

Quindi anche per autoconvincerti?

M.Cristina ha detto...

Ebalsemin@ Che la vita vada presa di slancio, mordendola, come dico io, è per me una cosa aquisita. Poi ci sono volte che per motivi vari l'energia o l'incisività degli intenti si perde un po' ed allora è importante il recuperare è importante. La vita almeno per metà appartine a noi e su quella è importante e entusiasmante agire.
Un abbraccio.

Paolo ha detto...

Il vero problema è che sicuramente lo capirà per te e che, solo dopo, forse, lo prenderà in considerazione anche per se. E anche se lo farà sarà risucchiato nel nonsense del materialismo quotidiano a cui noi gli abbiamo colpevolmente affidati nell'affannosa ricerca di un senso che facciamo fatica comunque a trovare.
Ma con una mamma come te non ci metterà più di tanto a raggiungere il traguardo dell'importanza della consapevolezza e a quel punto dipenderà solo da lui.
Baci

M.Cristina ha detto...

Ma che bel commento e condivido la prima parte delle tue parole sul finale me lo dirà il tempo se ciò che ho fatto, iniseme a mio marito avrà contribuito a fare di lui un uomo sereno e consapevole.
Comunque grazie.