Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

lunedì 4 febbraio 2008

Trasformazione o temuto cambiamento.

C'è chi ha paura della trasformazione? Ma può avvenire qualcosa senza trasformazione?
Che v'è di più caro e più proprio alla natura dell'universo?
Tu stesso puoi fare un bagno senza che la legna si trasformi? Puoi nutrirti, senza che il cibo si trasformi? Quale altra cosa necessaria alla vita può compiersi senza trasformazione? E non ti accorgi che la tua stessa trasformazione è analoga alle altre e altrettanto necessaria alla trasformazione del tutto?

(Marco Aurelio- I ricordi)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Le trasformazioni sono belle se prese nella giusta dose e al momento opportuno. Dopo un'overdose di cambiamenti non voluti difendi a spada tratta la poltrona (sempre la stessa) su cui prendi le sbronze, il bar (sempre lo stesso) in cui prendi le sbronze, la casa (sempre la stessa) dove ti prendi le sbronze ed il pc (sempre lo stesso) con cui scrivi quando hai preso una sbronza.
Così, quando qualcosa torna a cambiare, e la morte vorrebbe riacchiapparti, l'importante è che hai il tuo mondo immobile in cui rifugiarti.

M.Cristina ha detto...

Ognuno conosce la sua storia e quindi parlo per linee generali.

Quello che mi colpisce del tuo commento è questa posizione di controllo sugli eventi che ormai appartiene un po' a tutti noi. Tu dici: " Le trasformazioni sono belle se prese nella giusta dose ed al momento opportuno." Ma io credo che sia un pò da delirio di onnipotenza pensare che sia possa scegliere il quando, il come ed anche il quanto vivere o subire delle trasformazioni/ cambiamenti. Evitando i riferimenti a cambiamenti irreversibili e drammatici di cui tutti, ovviamente, faremmo a meno, mi sembra tipico del nostro tempo il pensiero del poter controllare tutto. Come se la vita ed il suo scorrere fosse un bene al nostro servizio, pronto a soddisfare le nostre voglie ed i nostri tempi. E quando questo non accade, perchè ahimè la vita fa la sua strada, che ci piaccia o no, ci prendono le crisi d'ansia.

Mi sfugge il convincimento che l'umano ha di poter restare immobile mentre l'universo intorno a lui è in continua evoluzione. Non ce la farebbero neanche i supereroi. Ed è un'illusione, secondo me, convincersi che, sempre come tu dici: " L'importante è che hai il tuo mondo immobile in cui rifuggiarti". Infatti, se mi guardo intorno vedo un mondo che smania per arrivare a qualche cosa di diverso da ciò che ha, e qui sta la nevrosi.

Abbiamo voglia di cambiare senza rischiare. Vorremmo amori travolgenti senza innamorarci, lavori entusiasmanti senza impegnarci, i soldi senza fatica, gli affetti e l'amcizia senza doverci sbattere più di tanto e pretendendo invece molto, moltissimo da chi ci circonda. La pretesa di noi umani mi sembra avere un non so che di schizzofrenico.

grazie per il commento, questi sono i confronti che mi piacciono.

Anonimo ha detto...

Negli altri sarà pure voglia di onnipotenza. In ho semplicemente "paura".

Paolo ha detto...

Herman Hesse da, non ricordo: " per paura del buio, della solitudine, della morte, si correva sempre l'uno nelle braccia dell'altro. E poi era la medesima delusione, il medesimo atroce dolore".

Herman Hesse da DEMIAN: "Per gli
uomini non esiste nessunissimo
dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi in sé,
procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.
Baci

M.Cristina ha detto...

Pdbmaster@ La paura è più che umana e il cambiamento che non sappiamo dove ci condurrà ovviamente incute una certa soggezione. Ma l'immobilismo impedisce di andare anche verso gli aspetti belli della vita. Un passetto alla volta, magari guardighi, ma conviene provare. Almeno secondo me e la mia personalissima esperienza.

Paolo@ Sulla prima affermazione sono d'accordo in parte, mi sembra un pò troppo catastrofica. Forse si potrebbe dire che la necessità d'amore spesso ci fa sbagliare nelle scelte e ci porta ad accontentarci o a prendere il minimo di quello che potremmo avere. Ma che sia sempre e soltanto " atroce dolore", no, non sono d'accordo. Come diceva qualcun'altro, molto meno famoso: "Dipende sempre dagli interlocutori."
Che, aggiungo io, in genere ci scegliamo da soli. Quindi la responsabilità, ahimè, torna quasi sempre al mittente.

Sulla seconda affermazione sono d'accordo. Se c'è una certazza su cui possiamo contare è proprio la nostra persona e su questo, sulla fiducia ed il consolidare noi stessi, io non ho dubbi. E poi via, si cammina e vedremo che succede.
Un abbraccio