Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

martedì 18 febbraio 2014

Cratività


Il punto è che quando la creatività esplode non riesci a fermarla, non puoi dirgli "Ehi, vai piano, rallenta!".

Lei non ti ascolta, è immersa nel suo universo fatto di idee e collegamenti e colori ed immagini che lei sola vede e sa comprendere.

Quando la creatività esplode la gestazione è già avvenuta, il tempo dell’attesa è trascorso, non c’è saggezza che possa fermarla, divieto che possa bloccarla. La creatività è passione urgente ed apparente insensatezza, è fremito ed inquietudine, è la nascita impossibile da trattenere, il vagito che urla imperioso al mondo il suo voler esistere, è il pensiero impaziente che non può aspettare la parola.

 
Il punto è che la creatività ti appartiene senza appartenerti, respira la tua aria, circola adrenalinica nel tuo sangue e richiama su di se ogni attenzione, ma improvvisamente è fuori di te e ti precede incitandoti a seguirla senza domande, disinibita e fiera, lei è nata per offrirsi al mondo.

 

 

martedì 11 febbraio 2014

Lasciarsi amare


 


Si vestiva di petali e si lasciava amare, semplicemente.
Non sempre ciò che arrivava a toccarla era dolce o gentile, a volte il sole bruciava ed il vento la strapazzava fino a piegarla, ma lei conosceva la vita ed aveva scelto di amare anche le sue intemperie.

giovedì 7 novembre 2013

Il punto di R


Prima arriva il malessere,  spiacevole sensazione dai contorni indefiniti che nello stato emotivo indica di non sentirsi a proprio agio in una precisa situazione.
Poi subentra la presa d’atto, brutale momento di verità, o di realtà in cui per un complicato sistema d’incastri la mente, gli eventi, il contesto d’azione mettono in ordine il malessere e lo definiscono. Questa fase può anche avere una cronologia inversa: contesto, eventi, mente, ma il risultato non muta.
La verità/realtà irrompe con tutta la sua potenza e spiazza qualunque melina avevamo messo in atto per resistere al determinate passaggio successivo: la consapevolezza.
Consapevolezza: istante sublime in cui tutti i nostri circuiti celebrali ed emotivi convergono e s’innalzano per condurci fuori, in alto, alla luce. Nonostante la spinta positiva, anche questa fase, come ogni atto che ci conduce ad un’espulsione ha in se una dose di dolore da cui non si può prescindere. Ma ogni espulsione, fisica o mentale che sia, include inevitabilmente anche una parte di piacere: il blocco che ci costringeva, chiudeva, bloccava, tappava è saltato.
Aria. Luce. Vita.
E così un po’ stremati ci ritroviamo in una nuova dimensione, ancora increduli ed un tantino disorientati.
Dobbiamo ricapitolare, riordinare, digerire, insomma metabolizzare la somma di tutto ciò che è stato ed evidentemente non è più. Ma per quanto  possa apparire complicata direi che questa è la fase in cui, anche se storditi, iniziamo a sgranchire il nostro essere di fronte ad un nuovo orizzonte.
Appena riprese le forze iniziamo a guardarci intorno, ci rialziamo, cerchiamo di capire che direzione prendere, o meglio quale di tutte le possibili direzioni è quella che preferiamo, desideriamo prendere. Ma prima di poter decidere dobbiamo ancora compiere un ultimo passaggio: il distacco.

Il distacco è il momento del taglio, della decisione voluta di lasciare dietro di noi ciò che non è più adeguato, giusto, comodo per noi. E’ un punto fondamentale che segna il cambiamento definitivo.
Guardiamo indietro e serenamente/consapevolmente sappiamo, perché sentiamo, che non potrà mai più essere ciò che è stato.
E’ un po’ come liberarsi da un vestito stretto, un legaccio doloroso, un peso che ci rallenta, da una condizione emotiva o psichica in cui non riusciamo né vogliamo stare. Impossibile tornare indietro, anche qualora ci provassimo sarebbe un insuccesso garantito, una pantomima inutile che prima o poi ci riporterebbe a rivivere la stessa scena. Quindi…
Zac!
Liberi, finalmente!
Sì, liberi poiché per quanto doloroso possa essere stato il percorso, per quante parti di noi abbiamo dovuto disincantato da un sogno, da una volontà, da un progetto in cui avevamo fermamente creduto. Per quanto abbiamo dovuto macerarci, lottare, piangere e dolerci, sempre e per fortuna arriva il momento della rinascita.

La rinascita è quell’istante sublime che generosamente si dilata in una spazio temporale imprecisato, in cui tutta la bellezza e la forza del nuovo si distende davanti a noi, si fa terreno ed ali per consentirci di scegliere dove e come vogliamo andare.
E’ il momento impagabile del “Tutto è possibile”. E’ quel lampo interiore che ci fa provare l’indescrivibile sensazione di quanto sia potente la vita, la spinta del vivere. E per quanto gli altri o noi stessi proviamo a maltrattarla, svalutarla, svilirla, lei, come una buona madre, non smette di offrirci infinite possibilità.
Sono lì, sono nostre, possiamo scegliere, possiamo decidere, possiamo…
Non è facile vivere, non lo è per niente, ma è molto più doloroso decidere di arrendersi, di volersi attaccare alle poche gocce di un rubinetto ormai rotto.

Rialzare la testa, pulirsi gli occhi, schiarirsi i pensieri e poi la voce, spolverarsi via la polvere e prepararsi a ricominciare costa tanta fatica e dolore, ma smettere di credere in se stessi e nella generosità del proprio esistere sarebbe… Be, ognuno trovi la propria definizione, per  quanto mi riguarda la definizione è: imperdonabilmente ingiusto.


martedì 15 ottobre 2013

Alla mercé degli eventi



Questo è veramente il paese del tutto ed il contrario di tutto. Nel nostro paese ci siamo abituati a non dar valore a ciò che si dice né a ciò che si ascolta. Tutto può essere contraddetto nel tempo di un istante. La parola, l'affermazione di un pensiero, l'espressione di una volontà, tutto diventa una sostanza deformabile per l'opportunismo del momento. E' una modalità comportamentale per certi aspetti comoda, ma che rende un popolo insicuro del valore stesso dei suoi principi. Non c'è direzione, non c'è progetto, non c'è un riconoscimento definito di ciò che è o non è. Navighiamo a vista senza conoscere le rotte. Il timone è nelle mani della casualità.

giovedì 3 ottobre 2013

In onore degli indifesi



 
 
Sarò sempre dalla parte degli indifesi, dalla parte di chi sembra essere nulla ed invece nulla non è.
Sarò sempre dalla parte di chi, derubato “apparentemente” della propria dignità, ha gli occhi puliti di chi non ha colpa.
Sarò sempre dalla parte dei bambini, di ogni singolo bambino.
Sarò sempre dalla parte delle donne abusate, schiavizzate, malmenate, uccise.
Sarò sempre dalla parte di chi subisce ingiustizie e soprusi.
Sarò sempre dalla parte dei poveri.
Sarà sempre dalla parte di coloro che la natura ha reso fisicamente più fragili o malati.
Sarò sempre dalla parte di chi, impossibilitato nel ricevere un’adeguata cultura, viene raggirato, sbeffeggiato, truffato, relegato in posizioni sociali scomode ed infami.
Sarò sempre dalla parte di chi pur non avendo sa dare, fosse anche una parola buona od un sorriso.
Sarò sempre dalla parte di chi attraversa il mare non sapendo nuotare, ma ha coraggio e sogni e decide di rischiare.
Sarò sempre dalla parte di chi è costretto ad ipotecare la propria vita salendo sulla barca di Caronte per un pugno di soldi.
Ma sarò anche sempre dalla parte di chi aiuta, protegge, cura, assiste, salva, insegna, accoglie,  di chi, in un sole termine, ama.
Sarò sempre dalla parte di chi costruisce ed unisce, amalgama, valorizza, dona.
Sarò sempre dalla parte di chi combatte e lavora per la libertà propria ed altrui.
Sarò sempre dalla parte di tutti coloro che la bellezza la irradiano dall’anima, senza bisogno di titoli ed orpelli.
Userò, finché ne avrò, la mia voce, i miei pensieri, la mia attenzione, il mio coraggio, la mia energia in favore ed aiuto di chi è in difficoltà, dolorante, solo, invisibile.
Lo farò perché credo nella solidarietà, nel tendere una mano, nel dividere un pezzo di pane, un bicchiere d’acqua.  Lo farò perché credo nel rispetto.
Ma lo farò anche perché sono umana, imperfetta ed un po’ egoista e quindi credo che la mia vita non  avrebbe gli stessi colori, né profumi, né gioia, né bellezza se io non fossi in grado di condividerla con chi mi circonda, anche se non sempre è facile e le personali preoccupazioni a volte distolgono il mio sguardo.
Gli altri sono io ed io sono gli altri e chi non ci crede è davvero un povero ed infelice essere disumano.
In onore delle vittime degli sbarchi sull’isola di Lampedusa.
In onore delle vittime di qualunque bassezza umana.
 
 
 
 

domenica 15 settembre 2013

Si fa presto a dire: " E' una semplice lumaca!"


                                 


Se un uomo, matematico razionale come mio marito, incontra una lumaca per due giorni consecutivi pensa:" Ha piovuto."Se io, donna astratta e romanzata, incontro una lumaca per due giorni penso:" Non può essere un caso, cosa significherà?"E allora faccio una ricerca, mi documento e scopro un sacco di nozioni interessanti: interpretazioni simboliche, significati culturali/religiosi, fino ad arrivare a scoprire che la casetta a spirale della chiocciola riflette la costante matematica universale espressa dalla serie numerica di Fibonacci che troviamo in tantissime specie viventi e che, a sua volta, la spirale simboleggia il mistero profondo della vita e l'unità di tutto ciò che esiste. E allora, ormai appassionata all'argomento, approfondisco la conoscenza con la serie numerica di Fibonacci che mi conduce passo passo ad altre formule, ad altre scoperte che, messe tutte in relazione, mi svelano che un preciso ed attuale evento della mia vita non è poi così casuale, ma bensì è collegato e finalizzato a...E poi mi torna in mente un vecchio detto arabo, il quale sostiene che: se un evento accade una volta può non ripetersi, ma se accade due volte si ripeterà sicuramente ancora una volta e quindi non va sottovalutato. Insomma, si fa presto a dire: è solo una lumaca. In realtà, e questo lo penso da molto tempo, noi siamo parte di un universo che si compone di equilibri, composizioni matematiche, alchimie, significati ed elaborazioni talmente ampi da non riuscire spesso ad essere contenute ed esplorate dalla nostra mente. Ma quello che a me appare sempre più chiaro è che la famosa casualità è una semplificazione molto approssimativa a cui ricorriamo per non farci venire il mal di testa.
Al contrario, se ponessimo un'attenzione diversa a ciò che ci accade, gli avvenimentii a volte apparentemente banali o sconclusionati potreberro rivelarsi, a differenza di quanto pensiemo, assai logici, poco astratti e molto precisi.
Non ultimo, la curiosità e l'abitudine a porsi la famosa "seconda domanda", se non sarà sempre in grado di svelarci i misteri profondi della vita,  almeno ci porterà a qualche conoscenza in più e si sa, la cultura non basta mai.

lunedì 26 agosto 2013

Inestricabile groviglio






Odori perforano la mente

Era scritto

nella penombra

Inestricabile groviglio

Sarebbe stato così
per…