Due nuove presentazioni del mio libro mi stanno togliendo il sonno.
Due momenti importanti per me e per la mia prima fatica letteraria.
Quindi bando alle ciance vado a declamarvi, come fossero versi poetici, e per me lo sono, gli appuntamenti estivi a cui spero voi ed i vostri amici possiate partecipare. Inoltre, l'occasione è ghiotta per conoscerci. Ma se oltre che incuriositi siete, ahimè, anche timidi o misteriosi, vi prego partecipate comunque senza farvi riconoscere.
Io, speranzosa,vi aspetterò.
Allor dunque....
Martedì 8 luglio 2008 ore 21,oo
FESTA DELL'UNITA' DI ROMA
presso lo spazio della LIBRERIA RINASCITA
presentazione del mio libro Mio padre mi chiamava Luna
interverranno Stefano Clerici, Carol Tarantelli e l'editore Fabio Croce.
Domenica 13 luglio ore 21,00
presso LETTURE D'ESTATE,
Giardini di Castel Sant'Angelo
interverranno Carol Beebe Tarantelli ed Anna Manna
La stanza del tè è un luogo fisico ma è anche un luogo mentale. Le persone che si muovono al suo interno escono temporaneamente dal mondo e dal suo affanno per contemplare, durante il rito del tè, il vuoto dove dimenticare la razionalità e raggiungere un approccio totalizzante con le cose e le persone.
Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post
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giovedì 3 luglio 2008
martedì 22 aprile 2008
L'incipit del mio libro
Da " Mio padre mi chiamava Luna"
Mio padre mi chiamava Luna.
Ed il mio cuore batte forte ogni volta che ci penso.
Mi ritornano in mente le tante serate spese nel chiacchiericcio fitto dei nostri ricordi.
La luce spenta, la finestra aperta, il bagliore discreto della sfera argentata. Lui disteso nel suo letto ed io seduta accanto a lui, a gambe incrociate, a raccontarci.
Chissà se fu in uno di quei momenti che sovrappose me alla luna. Mi piace pensare che fu così.
In quelle serate così nostre, i contorni della stanza sfumavano, il pudore della notte nascondeva ogni oggetto sgradito alla nostra vista e come degli attori, soltanto noi restavamo illuminati dall’eleganza di quel lieve fascio di luce.
Quante cose ci dicemmo. Recuperammo un’esistenza.
Avevo attraversato la mia vita nell’attesa di quei momenti ed essi arrivarono solo alla fine della nostra storia. Ma non ho rimpianti. C’è un momento per tutto, ed il nostro arrivò allora, e questo deve bastarmi.
Io ho vibrato. E può non capitare mai in un vita mal interpretata.
Un battito.
Mio padre mi chiamava Luna.
Ed il mio cuore batte forte ogni volta che ci penso.
Mi ritornano in mente le tante serate spese nel chiacchiericcio fitto dei nostri ricordi.
La luce spenta, la finestra aperta, il bagliore discreto della sfera argentata. Lui disteso nel suo letto ed io seduta accanto a lui, a gambe incrociate, a raccontarci.
Chissà se fu in uno di quei momenti che sovrappose me alla luna. Mi piace pensare che fu così.
In quelle serate così nostre, i contorni della stanza sfumavano, il pudore della notte nascondeva ogni oggetto sgradito alla nostra vista e come degli attori, soltanto noi restavamo illuminati dall’eleganza di quel lieve fascio di luce.
Quante cose ci dicemmo. Recuperammo un’esistenza.
Avevo attraversato la mia vita nell’attesa di quei momenti ed essi arrivarono solo alla fine della nostra storia. Ma non ho rimpianti. C’è un momento per tutto, ed il nostro arrivò allora, e questo deve bastarmi.
Io ho vibrato. E può non capitare mai in un vita mal interpretata.
Un battito.
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