A volte, ho bisogno di leggere qualcosa che mi confermi che la mente umana può volare alto e raggiungere orizzonti ampi e luminosi.
E quando, chiudendo il libro sospiro sollevata, mi accorgo che la mia anima si è ossigenata ed il cuore ha ripreso il ritmo, quello giusto, mentre un sorriso affiora spontaneo.
Se ti è venuto a mancare il possesso di un mondo
non crucciartene: non è nulla.
Se sei venuto in possesso di un mondo
non rallegrartene: non è nulla.
Passano i dolori, passano le gioie,
tu passa davanti al mondo: non è nulla.
(Anwari Soheili)
Gli uomini rivelano il proprio carattere proprio nelle piccolezze, quando non si controllano; così si ha, spesso, agio di osservare, in atti insignificanti, in un semplice atteggiamento, quello sconfinato egoismo che non conosce il più piccolo riguardo per gli altri, e che in seguito, per quanto mascherato non si smentirà in tutto il loro comportamento.
(Arthur Schopenhauer)
Ci vuole la solitudine: ma basta che tu non sia volgare: dovunque tu sia, potrai essere in un deserto.
( Angelus Silesius)
La stanza del tè è un luogo fisico ma è anche un luogo mentale. Le persone che si muovono al suo interno escono temporaneamente dal mondo e dal suo affanno per contemplare, durante il rito del tè, il vuoto dove dimenticare la razionalità e raggiungere un approccio totalizzante con le cose e le persone.
Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post
martedì 29 aprile 2008
lunedì 28 aprile 2008
Vuoto
Le mani che accarezzano un piatto mentre l’acqua scivola.
Non sai perché ma, mentre compi questo gesto consueto, una frase importante si affaccia a distrarti.
A dire il vero è la risposta ricordata a stupirti: “Anche io” ti dice una voce sconosciuta. Affermando una normalità ad una condizione che vi riguarda.
Normalità? Adesso che ci pensi bene per te non è assolutamente normale.
Non c’è abitudine al vuoto di cui ti parla.
Ma è quel vuoto a suonarti strano.
Non c’è.
Eppure è vero, reale ma non dentro di te.
Che strano, pensi e ti fermi su quella consapevolezza improvvisa.
Lo esplori, ti ci inoltri, lo guardi e provi a sentirlo.
Non c’è.
Ti sorprendi.
Il vuoto è solo fuori, fuori dal tuo corpo, negli odori, nei suoni delle voci.
Ma mai, mai dentro, dove gli odori, le voci, i sorrisi, le parole non mancano mai.
Due colonne. Chissà perché ti vengono in mente due colonne: alte, bianche, ben levigate.
E poi il sole, fisso, sopra di te.
Io no, ti viene da dire.
Io quel vuoto non lo sento.
E questo va oltre ogni possibile spiegazione.
Ma è l’unica spiegazione che conta, perché è la tua ed insindacabile.
Non sai perché ma, mentre compi questo gesto consueto, una frase importante si affaccia a distrarti.
A dire il vero è la risposta ricordata a stupirti: “Anche io” ti dice una voce sconosciuta. Affermando una normalità ad una condizione che vi riguarda.
Normalità? Adesso che ci pensi bene per te non è assolutamente normale.
Non c’è abitudine al vuoto di cui ti parla.
Ma è quel vuoto a suonarti strano.
Non c’è.
Eppure è vero, reale ma non dentro di te.
Che strano, pensi e ti fermi su quella consapevolezza improvvisa.
Lo esplori, ti ci inoltri, lo guardi e provi a sentirlo.
Non c’è.
Ti sorprendi.
Il vuoto è solo fuori, fuori dal tuo corpo, negli odori, nei suoni delle voci.
Ma mai, mai dentro, dove gli odori, le voci, i sorrisi, le parole non mancano mai.
Due colonne. Chissà perché ti vengono in mente due colonne: alte, bianche, ben levigate.
E poi il sole, fisso, sopra di te.
Io no, ti viene da dire.
Io quel vuoto non lo sento.
E questo va oltre ogni possibile spiegazione.
Ma è l’unica spiegazione che conta, perché è la tua ed insindacabile.
mercoledì 23 aprile 2008
Meritocrazia, ma di che parlano?
I giorni si succedono difficili, sempre più difficili con l’avvicinarsi di una data che determinerà molte cose ed alcune sono così tue che ti viene già da piangere.
Il mondo sembra muoversi senza considerare le tue paure ma sei una briciola e te lo ricordano tutti i giorni.
La mattina è il sorgere del nuovo e le tue speranze si rinnovano ostinate.
Ma c’è la realtà di quello che vedi intorno a te a spazzarle continuamente.
Fatichi e ti sgoli per inseguire un diritto che sembra non esserti concesso; molto, ma non quello, sembra essere l’imperativo.
Ma perché?
Ripercorri le immagine di questi ultimi mesi e l’ansia ti assale, più feroce e spietata che mai.
La meritocrazia? Ma di che cose parlano in questo paese sbandato e perso.
La meritocrazia è una parola che fa incespicare molti ed infatti non fluisce, non qui, non accanto a te, non in quello che arrivi a vedere.
Ci si affanna a parlare dei giovani, di queste nuove leve che non hanno speranze, non hanno futuro.
Hanno ragione, il futuro è plumbeo per loro, ma lo è ancor di più per tutti quelli che arrivati alla mezza via si guardano intorno e non hanno nessuno a sostenerli.
Quello che è fatto è fatto, sembrano volerti dire. Largo ai giovani! Urlano tutti.
Attenzioni agli anziani! Dicono a voce più bassa.
Ma nessuno, nessuno parla della via di mezzo. Di tutti quegli uomini e donne che stanno lì ad arrancare in lavori precari, in aziende che li scaricano. Ed essere precario nella via di mezzo è una tragedia grande, per tutti, e non capisci perché nessuno ne parli. Anche perché è la via di mezzo che, nel frattempo che chi dovrebbe salvare tutti, sta lì a sostenere la crescita dei giovani e la discesa degli anziani. Ma perché nessuno si occupa di questi povera fascia d’età?
Lo sai, non puoi dirlo forte ma poi non ce la fai e sbotti. Si arrabbieranno in tanti ma non te ne importa.
E non ti importa perché tu sai quanto fatichi e ti svoci e sai che vuol dire gavetta, e costruzione e studio, tanto, fatto anche dell’esperienza che insegna. Come lo sanno gli anziani che ne portano i segni nei rivoli delle loro bellissime rughe ma come sembrano non capirlo questi famosi e sfigati giovani che stanno lì, imbalsamati, troppo spesso pretenziosi, ad aspettare il piatto servito dalla mezza via e dai quei poveracci degli anziani che ammaccati e stanchi ancora pedalano per aiutarli.
Il mondo è variegato e questo lo sai, i giovani non sono tutti uguali e sai anche questo ma quelli che stai incontrando proprio no, non ci siamo.
E qui siamo nella vita vera e non nella della demagogia degli slogan d’acchiappo.
I giovani sono la speranza, anche la tua, sono i figli che vedi crescere e che ami e per quali vorresti il mondo più bello e colorato possibile ma non così, non senza che apprezzino e capiscano il lavoro che i loro predecessori hanno fatto per portarli fin qui. Largo ai giovani! si ripete senza fine. Si largo ai giovani ma qualcuno spieghi loro che per prendersi la vita e portarla fino ai sogni ci vuole umiltà, ci vuole coraggio, ci vuole la capacità di ascoltare ed imparare, ci vuole rispetto e soprattutto ci vuole riconoscenza. Forse questi nostri figli spauriti ed incerti hanno una sola vera scusa che giustifica molti loro comportamenti: una società che non ha voluto svelare ai propri cuccioli, ormai cresciutelli, una verità dura ma essenziale: gli elicotteri per arrivare in cima non ci sono per tutti. Molto spesso bisogna accettare di risalire la montagna partendo dalla pianura. E questo non è un limite ma una grandissima opportunità, per conoscere e vedere tutto quello che vive lungo la strada. E lungo la strada si impara molto e la mente si riempie di profumi e nuovi orizzonti.
Non so voi ma questo è quello che dirò a mio figlio questa sera. Mi capirà? Spero di si. Anche perché i figli del resto del mondo, che ci piaccia o no, sono meno coccolati e molto più svegli. Ed io amo troppo mio figlio per non augurargli di essere così sveglio da saper prendere la vita a morsi, così come lui vorrà.
Il mondo sembra muoversi senza considerare le tue paure ma sei una briciola e te lo ricordano tutti i giorni.
La mattina è il sorgere del nuovo e le tue speranze si rinnovano ostinate.
Ma c’è la realtà di quello che vedi intorno a te a spazzarle continuamente.
Fatichi e ti sgoli per inseguire un diritto che sembra non esserti concesso; molto, ma non quello, sembra essere l’imperativo.
Ma perché?
Ripercorri le immagine di questi ultimi mesi e l’ansia ti assale, più feroce e spietata che mai.
La meritocrazia? Ma di che cose parlano in questo paese sbandato e perso.
La meritocrazia è una parola che fa incespicare molti ed infatti non fluisce, non qui, non accanto a te, non in quello che arrivi a vedere.
Ci si affanna a parlare dei giovani, di queste nuove leve che non hanno speranze, non hanno futuro.
Hanno ragione, il futuro è plumbeo per loro, ma lo è ancor di più per tutti quelli che arrivati alla mezza via si guardano intorno e non hanno nessuno a sostenerli.
Quello che è fatto è fatto, sembrano volerti dire. Largo ai giovani! Urlano tutti.
Attenzioni agli anziani! Dicono a voce più bassa.
Ma nessuno, nessuno parla della via di mezzo. Di tutti quegli uomini e donne che stanno lì ad arrancare in lavori precari, in aziende che li scaricano. Ed essere precario nella via di mezzo è una tragedia grande, per tutti, e non capisci perché nessuno ne parli. Anche perché è la via di mezzo che, nel frattempo che chi dovrebbe salvare tutti, sta lì a sostenere la crescita dei giovani e la discesa degli anziani. Ma perché nessuno si occupa di questi povera fascia d’età?
Lo sai, non puoi dirlo forte ma poi non ce la fai e sbotti. Si arrabbieranno in tanti ma non te ne importa.
E non ti importa perché tu sai quanto fatichi e ti svoci e sai che vuol dire gavetta, e costruzione e studio, tanto, fatto anche dell’esperienza che insegna. Come lo sanno gli anziani che ne portano i segni nei rivoli delle loro bellissime rughe ma come sembrano non capirlo questi famosi e sfigati giovani che stanno lì, imbalsamati, troppo spesso pretenziosi, ad aspettare il piatto servito dalla mezza via e dai quei poveracci degli anziani che ammaccati e stanchi ancora pedalano per aiutarli.
Il mondo è variegato e questo lo sai, i giovani non sono tutti uguali e sai anche questo ma quelli che stai incontrando proprio no, non ci siamo.
E qui siamo nella vita vera e non nella della demagogia degli slogan d’acchiappo.
I giovani sono la speranza, anche la tua, sono i figli che vedi crescere e che ami e per quali vorresti il mondo più bello e colorato possibile ma non così, non senza che apprezzino e capiscano il lavoro che i loro predecessori hanno fatto per portarli fin qui. Largo ai giovani! si ripete senza fine. Si largo ai giovani ma qualcuno spieghi loro che per prendersi la vita e portarla fino ai sogni ci vuole umiltà, ci vuole coraggio, ci vuole la capacità di ascoltare ed imparare, ci vuole rispetto e soprattutto ci vuole riconoscenza. Forse questi nostri figli spauriti ed incerti hanno una sola vera scusa che giustifica molti loro comportamenti: una società che non ha voluto svelare ai propri cuccioli, ormai cresciutelli, una verità dura ma essenziale: gli elicotteri per arrivare in cima non ci sono per tutti. Molto spesso bisogna accettare di risalire la montagna partendo dalla pianura. E questo non è un limite ma una grandissima opportunità, per conoscere e vedere tutto quello che vive lungo la strada. E lungo la strada si impara molto e la mente si riempie di profumi e nuovi orizzonti.
Non so voi ma questo è quello che dirò a mio figlio questa sera. Mi capirà? Spero di si. Anche perché i figli del resto del mondo, che ci piaccia o no, sono meno coccolati e molto più svegli. Ed io amo troppo mio figlio per non augurargli di essere così sveglio da saper prendere la vita a morsi, così come lui vorrà.
martedì 22 aprile 2008
L'incipit del mio libro
Da " Mio padre mi chiamava Luna"
Mio padre mi chiamava Luna.
Ed il mio cuore batte forte ogni volta che ci penso.
Mi ritornano in mente le tante serate spese nel chiacchiericcio fitto dei nostri ricordi.
La luce spenta, la finestra aperta, il bagliore discreto della sfera argentata. Lui disteso nel suo letto ed io seduta accanto a lui, a gambe incrociate, a raccontarci.
Chissà se fu in uno di quei momenti che sovrappose me alla luna. Mi piace pensare che fu così.
In quelle serate così nostre, i contorni della stanza sfumavano, il pudore della notte nascondeva ogni oggetto sgradito alla nostra vista e come degli attori, soltanto noi restavamo illuminati dall’eleganza di quel lieve fascio di luce.
Quante cose ci dicemmo. Recuperammo un’esistenza.
Avevo attraversato la mia vita nell’attesa di quei momenti ed essi arrivarono solo alla fine della nostra storia. Ma non ho rimpianti. C’è un momento per tutto, ed il nostro arrivò allora, e questo deve bastarmi.
Io ho vibrato. E può non capitare mai in un vita mal interpretata.
Un battito.
Mio padre mi chiamava Luna.
Ed il mio cuore batte forte ogni volta che ci penso.
Mi ritornano in mente le tante serate spese nel chiacchiericcio fitto dei nostri ricordi.
La luce spenta, la finestra aperta, il bagliore discreto della sfera argentata. Lui disteso nel suo letto ed io seduta accanto a lui, a gambe incrociate, a raccontarci.
Chissà se fu in uno di quei momenti che sovrappose me alla luna. Mi piace pensare che fu così.
In quelle serate così nostre, i contorni della stanza sfumavano, il pudore della notte nascondeva ogni oggetto sgradito alla nostra vista e come degli attori, soltanto noi restavamo illuminati dall’eleganza di quel lieve fascio di luce.
Quante cose ci dicemmo. Recuperammo un’esistenza.
Avevo attraversato la mia vita nell’attesa di quei momenti ed essi arrivarono solo alla fine della nostra storia. Ma non ho rimpianti. C’è un momento per tutto, ed il nostro arrivò allora, e questo deve bastarmi.
Io ho vibrato. E può non capitare mai in un vita mal interpretata.
Un battito.
lunedì 21 aprile 2008
Bastava leggere Seneca
“ Non si deve fare in modo che una persona abbia la volontà di imparare, bensì semplicemente che impari, allora si deve ricorrere alle parole più dimesse;entrano con più facilità nell’animo e vi restano saldamente. Infatti non occorre che i discorsi siano molti, ma che siano efficaci.”
( Seneca)
Oggi ce l’ho con l’ideologia e poi anche con la psicologia.
Questa è una mattina che arriva dopo giorni cupi e difficili. E’ una mattina che viene dopo lunghe notti, notti di risultati, notti per me di grande osservazione umana.
In queste interminabili giornate, nelle loro sbadiglianti ore lunari io ho guardato e cercato di comprendere come stessero veramente le cose, almeno secondo la mia analisi.
Devo dire subito che io amo la psicologia, amo capire l’essere umano ed i suoi comportamenti.
La psicologia, insieme alla filosofia, ha cambiato la mia vita, modificando la percezione che avevo del mondo e dei suoi abitanti e di questo gli sarò sempre grata.
Insomma, riprendendo le fila del discorso, in queste giornate ho pensato ed osservato ed il risultato è inevitabilmente intrecciato, sempre secondo me, tra l’ideologia e la psicologia.
Qui non parlerò dei massimi sistemi, non parlerò dei grandi numeri, dei movimenti delle masse. No, io riporterò tutti i massimi sistemi, che non mi sento di trattare, al singolo comportamento umano, alle singole motivazioni, ai bisogni semplici e tanto umani che appartengono a tutti noi.
Questa campagna elettorale, ed il suo risultato, ha evidenziato un dato fondamentale: nessuna ideologia ma le risposte alle pance delle persone. Alle pance che aspettano di mangiare e poter aver una digestione serena e, in caso contrario, assistita.
Le ideologie parlano alle menti, alle prospettive future, ad un’idea alta e spirituale degli esseri umani. E’ pane per le menti ma, all’istante, non nutre la pancia. La psicologia invece può dare l’illusione che la pancia sia già piena o potrà riempirsi presto. Questo è stato secondo me l’inciampo della sinistra e lo sfondamento della destra.
I nostri grandi leader hanno parlato a due livelli diversi del corpo umano: la sinistra alla testa, la destra allo stomaco. E’ sotto gli occhi di tutti chi di loro ha avuto ragione. L’essere umano per pensare ai bisogni secondari deve prima aver soddisfatto quelli primari: mangiare, bere, dormire, fare l’amore, avere una casa. Ora, osservate bene cosa trasmette la destra: hai fame? Ti compro il pane ( ti invito a cena, ti regalo la pasta ecc.) Ho problemi con la casa? Tolgo l’ici. Vuoi diventare ricco e famoso? Basta essere belli e disponibili e sulle miei televisioni il sogno si avvererà.
Hai paura? Ti racconto, anche se so che non sarà possibile, che chiudo le frontiere e mando via tutti gli extracomunitari. Questo sono esempi, volutamente semplificati ma che arrivano alla gente, diretti, senza filtri. E questo risponde alla domanda inconscia di sentirsi protetti da qualcuno che ci rassicuri con soluzioni immediate. E qui entra in ballo la psicologia di cui “ il principale avversario” è re. Lui racconta favole e le favole tranquillizzano e fanno addormentare. E’ giusto? Giudicate voi. Ma una cosa è certa, la gente, o meglio molta gente, non ha voglia, non è capace, non è interessata, a capire se quello che gli viene detto sia veramente realizzabile e quale altro prezzo dovrà pagare, perché, se non paghi da una parte di certo pagherai dall’altra. Ma ora, subito, io ho bisogno di credere che domani mangerò tranquillo a casa mia.
Semplice ed efficace. Tutto il resto viene dopo, ma molto, molto dopo.
Bastava che qualcuno leggesse Seneca…come dite? avete ragione ormai la cultura è solo menzionata.
( Seneca)
Oggi ce l’ho con l’ideologia e poi anche con la psicologia.
Questa è una mattina che arriva dopo giorni cupi e difficili. E’ una mattina che viene dopo lunghe notti, notti di risultati, notti per me di grande osservazione umana.
In queste interminabili giornate, nelle loro sbadiglianti ore lunari io ho guardato e cercato di comprendere come stessero veramente le cose, almeno secondo la mia analisi.
Devo dire subito che io amo la psicologia, amo capire l’essere umano ed i suoi comportamenti.
La psicologia, insieme alla filosofia, ha cambiato la mia vita, modificando la percezione che avevo del mondo e dei suoi abitanti e di questo gli sarò sempre grata.
Insomma, riprendendo le fila del discorso, in queste giornate ho pensato ed osservato ed il risultato è inevitabilmente intrecciato, sempre secondo me, tra l’ideologia e la psicologia.
Qui non parlerò dei massimi sistemi, non parlerò dei grandi numeri, dei movimenti delle masse. No, io riporterò tutti i massimi sistemi, che non mi sento di trattare, al singolo comportamento umano, alle singole motivazioni, ai bisogni semplici e tanto umani che appartengono a tutti noi.
Questa campagna elettorale, ed il suo risultato, ha evidenziato un dato fondamentale: nessuna ideologia ma le risposte alle pance delle persone. Alle pance che aspettano di mangiare e poter aver una digestione serena e, in caso contrario, assistita.
Le ideologie parlano alle menti, alle prospettive future, ad un’idea alta e spirituale degli esseri umani. E’ pane per le menti ma, all’istante, non nutre la pancia. La psicologia invece può dare l’illusione che la pancia sia già piena o potrà riempirsi presto. Questo è stato secondo me l’inciampo della sinistra e lo sfondamento della destra.
I nostri grandi leader hanno parlato a due livelli diversi del corpo umano: la sinistra alla testa, la destra allo stomaco. E’ sotto gli occhi di tutti chi di loro ha avuto ragione. L’essere umano per pensare ai bisogni secondari deve prima aver soddisfatto quelli primari: mangiare, bere, dormire, fare l’amore, avere una casa. Ora, osservate bene cosa trasmette la destra: hai fame? Ti compro il pane ( ti invito a cena, ti regalo la pasta ecc.) Ho problemi con la casa? Tolgo l’ici. Vuoi diventare ricco e famoso? Basta essere belli e disponibili e sulle miei televisioni il sogno si avvererà.
Hai paura? Ti racconto, anche se so che non sarà possibile, che chiudo le frontiere e mando via tutti gli extracomunitari. Questo sono esempi, volutamente semplificati ma che arrivano alla gente, diretti, senza filtri. E questo risponde alla domanda inconscia di sentirsi protetti da qualcuno che ci rassicuri con soluzioni immediate. E qui entra in ballo la psicologia di cui “ il principale avversario” è re. Lui racconta favole e le favole tranquillizzano e fanno addormentare. E’ giusto? Giudicate voi. Ma una cosa è certa, la gente, o meglio molta gente, non ha voglia, non è capace, non è interessata, a capire se quello che gli viene detto sia veramente realizzabile e quale altro prezzo dovrà pagare, perché, se non paghi da una parte di certo pagherai dall’altra. Ma ora, subito, io ho bisogno di credere che domani mangerò tranquillo a casa mia.
Semplice ed efficace. Tutto il resto viene dopo, ma molto, molto dopo.
Bastava che qualcuno leggesse Seneca…come dite? avete ragione ormai la cultura è solo menzionata.
domenica 20 aprile 2008
Premio Excellent Blog Award

Ebalsemin mi ha assegnato il PREMIO EXCELLENTE BLOG AWARD con la seguente motivazione:"... perchè con il suo blog mi fa sempre emozionare." Grazie EBALSEMIN per questo pensiero e per la bellissima motivazione. Ed ora giro, come è consuetudine, questo premio a:
Paolo e Polle per LE RISERVE MENTALI, perchè adoro il loro modo di scrivere e parlare di scrittura con loro è un'avventura meravigliosa.
Nazanin per LE PAGINE DELLA MIA VITA, perchè il suo blog è una finestra da cui imparare a conoscere un paese affascinante e, soprattutto, perchè tenere un blog per lei è anche un atto di coraggio che mi insegna molto.
Marina per INEZIESSENZIALI perchè ogni giorno mi fa salire sul banco e mi mostra il mondo da una nuova prospettiva. E' il mio " Capitano"
Sono tornate a cantare le rondini
Sono tornate a cantare le rondini ed io sono felice.
Mi hanno accolto sorvolando festose la mia testa ed io, che le pensavo ancora lontane, mi sono sorpresa ma poi ho rivolto loro il mio più riconoscente sorriso.
Oggi passeggiando nel mio bosco ho rivisto Fox ed è stata un’emozione fortissima.
Mi è corso incontro, riconoscendomi, e mi ha travolto con tutta la sua gioia.
Sta benissimo!
Ha preso un bastoncino e mi ha chiesto di giocare.
Si ricordava perfettamente di me, è evidente.
Oggi ho conosciuto dei studenti Congolesi e mi hanno detto che la nostra città li ha accolti civilmente.
Mi parlavano sorridendomi spesso ed i loro occhi mi dicevano che erano felici di parlarmi, ed erano occhi limpidi e puliti ed io avevo un gran bisogno di pulizia.
Ho passato una settimana d’inferno per colpa di umani beceri e meschini.
Ricchi, presumibilmente colti e certamente superbi, inevitabilmente idioti.
Ma oggi, il saluto di questi ritrovati amici mi ha allargato il cuore e restituito il buon umore.
L'accolgo come un augurio per la settimana che sta per iniziare ed ho voglia di condividerlo con voi.
Domani è lunedì: BUONA SETTIMANA A TUTTI.
Mi hanno accolto sorvolando festose la mia testa ed io, che le pensavo ancora lontane, mi sono sorpresa ma poi ho rivolto loro il mio più riconoscente sorriso.
Oggi passeggiando nel mio bosco ho rivisto Fox ed è stata un’emozione fortissima.
Mi è corso incontro, riconoscendomi, e mi ha travolto con tutta la sua gioia.
Sta benissimo!
Ha preso un bastoncino e mi ha chiesto di giocare.
Si ricordava perfettamente di me, è evidente.
Oggi ho conosciuto dei studenti Congolesi e mi hanno detto che la nostra città li ha accolti civilmente.
Mi parlavano sorridendomi spesso ed i loro occhi mi dicevano che erano felici di parlarmi, ed erano occhi limpidi e puliti ed io avevo un gran bisogno di pulizia.
Ho passato una settimana d’inferno per colpa di umani beceri e meschini.
Ricchi, presumibilmente colti e certamente superbi, inevitabilmente idioti.
Ma oggi, il saluto di questi ritrovati amici mi ha allargato il cuore e restituito il buon umore.
L'accolgo come un augurio per la settimana che sta per iniziare ed ho voglia di condividerlo con voi.
Domani è lunedì: BUONA SETTIMANA A TUTTI.
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