Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

venerdì 14 novembre 2008

Antifonte, Antistene, Epicuro, non vi sembra che la mente respiri?


"Ci sono persone che non vivono la vita presente ma si preparano con grande zelo come se dovessero vivere una qualche altra vita e non quella che vivono: e intanto il tempo si consuma e fugge via."

Antifonte


"Osserva i tuoi nemici, perchè essi sono i primi a scoprire i tuoi difetti."

Antistene


" Il divieto non significa necessariamente astensione, ma la pratica sotto forma di trasgressione."

Epicuro


lunedì 10 novembre 2008

Seneca e il tempo


Conversazioni con i grandi spiriti

"Mentono quanti vogliono dare ad intendere che la mole degli impegni è per loro un ostacolo agli studi: simulano le occupazioni e le esagerano e sovraccaricano soprattutto se stessi. Sono libero, Lucilio, sono libero e dovunque mi trovo dispongo pienamente di me stesso. Infatti non mi consegno agli impegni, ma mi do in prestito, e non inseguo pretesti per sperperare il mio tempo. E in qualsiasi luogo abbaia deciso di soggiornare, continuo nelle mie meditazioni ed elaboro nel mio animo qualche verità salutare. Quando pure io mi sia concesso agli amici, non mi sottraggo a me stesso e non mi intrattengo con quelli cui mi ha associato qualche circostanza particolare o una ragione derivante dai miei sociali, ma sto con i migliori. A questi volgo il mio animo, quale che sia stata la loro patria, in qualunque epoca siano vissuti. Mi porto attorno Demetrio, il migliore degli uomini, e lasciando da parte personaggi con abiti di porpora, parlo con lui, seminudo com’è, e lo ammiro. Perché non dovrei ammirarlo? Ho notato che non gli manca nulla. Forse qualcuno può disprezzare tutti, ma nessuno può avere tutto: brevissima è la via che porta alla ricchezza proprio mediante il disprezzo della ricchezza. Del resto, il nostro Demetrio visse non come un uomo che abbia disprezzato tutti i beni, ma come uno che abbia lasciato ad altri il loro possesso".
Tratto da " Lettere di Seneca a Lucilio"

giovedì 6 novembre 2008

Un momento perfetto






Sta arrivando la notte a Santa Monica. La terza strada è un bagliore di vetrine ed alberi addobbati di piccole luci.
Il vento fresco dell’oceano m’imperla gli occhi di lacrime impreviste.
E’ agosto ma sembra Natale. Camminando mi avvolgo nella sciarpa.
La via si sta svuotando. I negozi tra poco chiuderanno ed un mondo diverso si impossesserà di panchine e ripari.
Fuori dai locali i tavoli sono deserti e le tovaglie sembrano voler fuggire nel vento. Di tanto in tanto una porta si apre affidando, alla fredda brezza, gli ultimi clienti che risoluti si affrettano vicini.
Un carrettino solitario vibra nel flessuoso gioco delle sue mille candele, irradiando l'idea di un tiepido calore.
Stancamente, gli artisti di strada ripongono nelle custodie i loro strumenti, lasciando spazio ai tristi homelles che arrivano carichi di fagotti per affrontare la lunga notte.
Nell’operoso silenzio di questo scambio un uomo inizia a cantare; rapita mi fermo a guardare.
Un giovane uomo di colore è seduto su uno sgabello e nella melodia del canto poetizza con la luna, affinché sia buona ed accompagni il sonno di questa povera gente.
Un gilè sbottonato, un Borsalino sulla testa ed amplificata la sua voce morbidamente roca che imita alla perfezione la quella di Ray Charle, diffondendosi per tutta la via come un’onda calda.
Non riesco a muovermi, c’è qualcosa di magico in lui, in questa strada, nella vita sconosciuta di questa strana notte americana. Un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà.
Hollywood è proprio alle mie spalle e questa è l’America.



Ho scritto questo post il giorno in cui tutto il mondo attendeva l’esito del voto americano.
Perché mi sia venuto in mente di raccontare proprio questo ricordo io non saprei dirlo, o forse sì.
“Le libere associazioni” le definiva Freud e sono certa che per uno psicologo ci sarebbe da divertirsi.
Mi capita spesso di scrivere e rendermi poi conto di cosa si celava dietro ad uno specifico pensiero.
Un giovane uomo di colore, una notte fredda tra i viali di una strada di ricchi, gli artisti, gli homeless, una canzone di un tempo lontano e due occhi europei, italiani, che guardano.
All’epoca la malinconica bellezza di quella scena mi era sembrata la scenografia di un film.
Oggi, con Obama Presidente degli Stati Uniti quella scena sconfina oltre l’emozione di un ricordo e si trasforma in altro.

mercoledì 5 novembre 2008

I sogni non son solo desideri



They can... and now we too can





Sperando che l'onda lunga dell'Oceano arrivi fin qui.










lunedì 3 novembre 2008

I falsi miti


"La cultura in cui viviamo ci trasmette quotidianamente valori assurdi e in aperto contrasto con la realtà della nostra anima. Valori per i quali gli unici aspetti che veramente contano sono il dover sorridere sempre e l’essere costantemente belli e giovani. Ciò significa che il tipo di imput che riceviamo è tale per cui non viene lasciato spazio alla nostra interiorità.
E’ ricorrente in tutte le fiabe e le mitologie, l’idea di un viaggio che occorre fare se davvero intendiamo raggiungere una determinata meta. Durante il viaggio dovremmo affrontare percorsi difficili, che ci scaraventeranno sempre verso il basso. Ma ciò è necessario perché se non saremmo stati “sotto” sicuramente non potremmo giungere a vedere la superficie. La Divina Commedia che, non dimentichiamolo, descrive il viaggio più colossale che sia mai stato compiuto, inizia proprio con l’attraversamento del percorso più difficile, del regno più profondo e pericoloso. Anche in questo caso si tratta di un passaggio obbligato, giacché non sarà possibile giungere al Paradiso se prima non si avrà conosciuto ed attraversato l’Inferno. Ma conoscere e vedere l’inferno significa per ognuno di noi dover entrare in contatto con alcuni nostri spazi mentali, psicologici, disvelare la loro conformazione e affrontarli direttamente. Solo in questo modo sarà possibile non esserne sopraffatti. Come abbiamo accennato, però, tutto ciò ci richiede una grande forza, che spesso non abbiamo. Proprio quando sentiamo che le forze necessarie ci mancano, allora ci aggrappiamo a degli elementi futili, che altra funzione non hanno se non quella di distrarci dagli aspetti più difficili e dolorosi e difficili della nostra esistenza. Ma attenzione! Non dobbiamo farci prendere la mano da questi diversivi, perché lo scopo della nostra esistenza è profondamente diverso, o, almeno, dovrebbe esserlo. Non c’è esistenza più arida e squallida di quella di chi non ha un progetto, un obbiettivo da perseguire, un ideale o un sogno in cui credere. Il corso dell’esistenza ci offre una serie di possibilità, ma il senso della vita risiede nella nostra capacità di saperle cogliere e di aprirci ad esse. Ognuno di noi dovrebbe scoprire quello che è il senso più congeniale per la propria vita, senso che può maturare in rapporto alle esperienze vissute, all’età anagrafica ed a un’ampia serie di fattori. Le persone che non hanno un progetto, che non sono orientate verso qualche cosa, sebbene non se ne rendano conto sono già morte."
Tratto da " L'anima delle donne" di Aldo Carotenuto

mercoledì 29 ottobre 2008

I giovani si son destati

Il decreto Gelmini è stato approvato ed io non riesco a tacere.
Un atto di prepotenza inaudita si è compiuto tra i banchi del nostro Parlamento, ed io tremo all’idea di quello che un comportamento di questo tipo possa, davvero, significare.
Senza battere ciglio e con un’impudicizia senza precedenti è stata approvato un decreto che riguarda la vita, l’istruzione ed il futuro del nostro paese senza che il Governo, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, manifestasse la più piccola volontà di aprirsi ad un confronto.
Ma l’istruzione, il conoscere ed il capire sono argomenti che spaventano ed allora, zitti e mosca e si proceda. I miei genitori mi hanno cresciuto nella la consapevolezza che la cultura è potere e per questo, da sempre, privilegio delle classi ricche e potenti. Il tempo però è passato e, per nostra fortuna, non siamo più nel Medio Evo e la globalizzazione ci obbliga oggi ad una qualità di livello sociale e culturale e di ricerca che non può arrestarsi. Il mondo chiama e noi non siamo in grado di rispondere e ancor peggio di esserci. E non ci siamo perchè volutamente si tagliano le gambe ai settori intelletuali del paese, quelli per interderci capaci di comprendere e riformare.
Eppure un nucleo, inaspettatamente, si è staccato da questa massa malata e mi fa sperare: I GIOVANI! SI', SIGNORI MIEI I GIOVANI SI SONO DESTATI!
Finalmente, e dopo anni in cui i grandi hanno fatto del loro meglio per abbrutire la mente dei ragazzi, loro hanno alzato la testa dagli schermi e ci stanno urlando che ci sono e sanno capire e reagire.
Ho letto, in questi giorni di fermento, i commenti di alcuni intellettuali i quali, con aria intellettualmente snob, continuano a sostenere che i movimenti studenteschi altro non sono che un modo incosciente con cui, inconsapevolmente, combattono una battaglia sbagliata, favorendo unicamente il potere di docenti incapaci e lo spreco delle risorse pubbliche.
Come se non fossero stati gli stessi politici, gli intellettuali ad organizzare scuole ed università. Ed ora tutti a dire che sono i giovani a protestare su aspetti sbagliati.
Tutti, indistintamente, bamboccioni ignoranti e inconsapevoli ecco come vengono definiti i nostri giovani, i nostri figli. Ed io non l’accetto!
Ma ditemi di chi sono figli? di chi sono studenti questi ragazzi? Se la loro capacità culturale e civile fosse davvero così bassa, di chi sarebbe veramente la colpa? La loro? Ma i giovani, scusatemi, non imparano dai grandi, da noi grandi. E se, ripeto se, loro fosssero, e per lo più non lo sono, degli inetti incapaci allora, signori miei, questo sguardo di disprezzo dovremmo rivolgerlo verso noi stessi. La responsabiltà di essere stati dei cattivi maestri è dunque la nostra, e su questo ho molte più certezze. Gli stessi rappresentati che oggi urlano e rivendicano il diritto dovere di riformare la nostra istruzione pubblica, gli stessi dicevo, alcuni mesi fa, alla caduta del Governo Prodi, si sono fatti riprendere dalle televisioni di tutto il mondo mentre, tra mortadelle e vino, brindavano gridando nelle aule del nostro Parlamento. Ripeto, nelle aule del "Nostro Parlamento" come se avessero perso di vista che quel luogo non è la fraschetta dei Castelli Romani dove andare con gli amici a gozzovigliare ma un luogo istituzionale della Repubblica Italiana. Ed i ragazzi ora, dopo un simile spettacolo,dovrebbero ritenerli all'altezza di riformare le basi culturali e civili del loro futuro?
Forse sarebbe giusto migliorare e rivedere aspetti dell’istruzione pubblica, privilegi e sprechi, ma racchiudere un movimento studentesco in pochi dispregiativi aggettivi mi sembra un’ offesa troppo grande, inaccettabile e soprattutto semplicistica.
Ci sarà pure chi approfitta della situazione per bighellonare in giro evitando di studiare, ma il dato essenziale è che la maggioranza di loro è scesa in piazza e partecipa, dopo anni, alla vita pubblica.
Qualche cosa impareranno, qualche cosa in più capiranno e per quanto mi riguarda è sempre meglio vederli riuniti per un ideale alto, piuttosto che imbalsamati e passivi di fronte a programmi televisivi offensivi, quelli sì, per la loro intelligenza ed inutili per il loro futuro.
Ha detto bene Crozza, nel suo intervento a Ballarò, si preferiva vederli partecipare attivamente solo al televoto del Grande Fratello o di Amici. Ed invece, in un guizzo che fa ben sperare, ci stanno gridando che sono in grado di partecipare e volere ben altro. Ed io che li vedo passare sotto le finestre del mio ufficio, li guardo intenerita e speranzosa e non posso che essere solidale e partecipe di questo loro splendido lottare. Mio figlio è al primo anno di liceo e si ritrova a vivere un momento di grande risveglio intellettivo che lo coinvolge, spingendolo oltre i comuni interessi. Si guarda intorno, partecipa e cerca di capire dentro a che cosa questi politici lo stanno catapultando. Le domande corrono ed il passaggio mi sembra notevole e questo, penso, potrebbe già essere un più che valido motivo per non lasciarli soli.