Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

venerdì 25 marzo 2011

Leggera



Sorvolare il mondo
Leggera
Guidata dal vento
e dal fuoco che divampa nel cuore
Nessuna meta
Nessuna fatica
Solo guidata dal vento
e dal fuoco che divampa nel cuore.

martedì 22 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

Un cigno dai mille colori




Sono un cigno bianco. Sono un cigno nero. Sono un cigno dai mille colori.
Danzo per il mondo cantando la mia melodia.
A volte prediligo movimenti decisi, netti, veloci.
Altre volte quelli lenti, fluidi ed armonici.
So cantare la mia gioia, così come la mia disperazione.
So abbandonarmi alle passioni e sacrificare i miei desideri.
So tacere ed urlare.
Sono un cigno bianco, sono un cigno nero, sono un cigno dai mille colori.
So allargare le mie ali accogliendo con amore. So richiuderle per proteggermi il cuore.
Sono un cigno indisciplinato ed indipendente.
Sono un cigno riflessivo e saggio.
Posso nuotare tranquillo ed improvvisamente alzarmi in volo.
Sono un cigno bianco, sono un cigno nero, sono un cigno dai mille colori.
Offro i miei occhi al mondo e so nasconderli tra le piume celando il mio sguardo.
Non pensare mai di potermi rinchiudere in una sola anima, in un unico colore.
Non pensare mai di sapere chi sono, io come te sono un mistero inafferrabile.
Io come te sono…
Sono un cigno bianco, sono un cigno nero, sono un cigno dai mille colori.




Che cosa faresti se non avessi paura?

In ognuno di noi convivono, generalmente, due anime. Una luminosa, leggera, amabile. Un’altra piena di ombre, capace di scatenare i moti violenti dell’anima, pericolosa.
Nasciamo con questa dualità e con questa dualità moriremo. Vale per le donne così come per gli uomini.
Quali di queste due anime prevarrà, e se una delle due prevarrà, dipenderà dalla nostra indole e dalla nostra storia. Di certo il primeggiare dell’una sull’altra segnerà quel che saremo e gran parte di quello che avverrà nella nostra vita.
Ognuno di noi è però un essere molto più complesso, composto da un’infinita gradazione di sfumature. Dentro di noi non esiste solo il bianco ed il nero, quindi prima di arrivare all’estremo opposto della nostra essenza ci sono tanti noi, una scala di sentimenti e quindi pensieri e quindi  comportamenti. Ridurre l’essere umano a due sole tonalità è talmente ingiusto!
Questa semplificazione è utile unicamente allo sguardo sociale che è per lo più superficiale e conclusivo. Questa semplificazione è l’arma, l’accetta con cui lo sguardo sociale se ne va in giro. Lui va per le spicce, non si sofferma, non approfondisce e per questo spesso non è lungimirante. Si nutre e produce schemi elementari, distinzioni nette: buoni o cattivi, belli o brutti, intelligenti o stupidi, nemici ed amici ecc.
Allo sguardo sociale non interessa capire. Usa una quantità enorme di punti esclamativi.  Difficilmente concede il privilegio di un dubbio, il brivido speranzoso di una domanda.
Classifica, regola, decide. O di qua o di là, impossibile contemplare opzioni multiple.
Ed allora, generalmente, tutti noi decidiamo o veniamo spinti ad entrare in una delle due dimensioni: o cigno bianco o cigno nero. O parte nobile o maledetta. O costruttivi o distruttivi. O tendenzialmente amabili o tendenzialmente insopportabili. Però attenzione, una volta accettata quest’unica possibilità, uscire dalla scatole in cui ci hanno o ci siamo rinchiusi, sarà difficilissimo e se proveremo a farlo saremo osteggiati oltre ogni possibile comprensione: il buono non può ribellarsi, il cattivo non può redimersi. Se l’anima bianca s’impunterà, sbatterà i pugni, urlerà, o sconvolgerà anche una sola volta lo schema, lo sguardo sociale si leverà su di lei non comprendendo, non sforzandosi di farlo, ma prontamente si scandalizzerà e negativamente giudicherà. Sorte analoga toccherà alla cosiddetta anima nera. Chi sarà disposto a considerarla “altro” dopo essersi accomodato nella certezza della sua cattiva indole? Come credere che oltre il nero potremo sconvolgerci trovando un bianco abbagliante? Quanti si porranno lo scrupolo di un punto interrogativo?
Lo sguardo sociale è così spesso fermo nello stagno della propria crudele mediocrità…
D’altronde giudicare in modo approssimativo è più semplice che comprendere, non richiede fatica, né alcuna capacità, è alla portata di chiunque.
Ma chi sa solo definire vive un’evidente condizione d’insicurezza o di stupidità. Giudica per aiutarsi e stabilendo chi è l’altro come regolarsi. Finalità: il controllo.
L’indefinito invece è libertà, è tutto ed il suo contrario. L’indefinito è per chi ha coraggio e generosità. Per tutti gli altri è uno spazio troppo aperto in cui ci sente esposti e fragili e questo genera paura e la paura costruisce prigioni.
Prigioni mentali in cui lo sguardo si ferma addosso ai muri, incapace di qualunque immaginazione. E chi è prigioniero non può concedere libertà, perché qualora ne fosse capace la concederebbe prima che ad ogni altro a se stesso.


giovedì 3 marzo 2011

Un'immagine



La stanza era nascosta tra luce della luna e quella soffice delle grandi nuvole rosse.
Una pioggia gelata tintinnava a tratti contro i vetri, come a richiamare la sua attenzione.
Un vento apparentemente muto correva tra gli alberi, facendoli inchinare al suo passaggio.
Il cielo era un sipario instancabile che offriva e celava.
Al centro della sala una grande vasca di porcellana bianca, colma di acqua bollente ed essenza di violette.
Chopin accarezzava da un luogo lontano tasti d’ebano ed avorio.
Immersa nel liquido trasparente pelle bianca come luna, un corpo caldo di vapori.
Abbandonata, godeva il piacere della perfezione.
Dall’alto una mano invisibile amalgamava sapiente la miscela delle sensazioni.
Bianco, rosso, vento, pioggia, freddo.
Pelle, sangue, musica, vapore, caldo.
Dov’è la tempesta? Dov’è l’armonia?
Un piede sporge dall’acqua, le dita fremono nell’incontro con l’aria.
Sfiora il suo complice e poi risale, lento, ad accarezzare la gamba.
L’acqua gocciola indolente.
La mente si perde tra immaginazione e realtà.

domenica 27 febbraio 2011

Le parole raccontano di noi



Parole. Parole dette, parole ascoltate, parole sognate, parole urlate, parole scritte, cantante, disprezzate, amate, odiate, parole trattenute, parole intuite, parole celate, parole, miliardi di parole.

Le parole sono un potere di cui trascuriamo troppo spesso gli effetti. Le usiamo senza cura, quasi mai c’interessiamo della loro etimologia, le gettiamo via privandole della loro importanza, le pronunciamo senza riflettere sulla loro potenza. Siamo dei produttori presuntosi e superficiali, dei fruitori distratti. Credo che troppo spesso, nell’uso parlato che ne facciamo, non siamo in grado di apprezzare la bellezza. Una parola non è mai solo una parola. Una parola ha una storia, un significato antico, un viaggio fatto di terre e di popoli. Una parola ha una sua fisicità, è molto più di una semplice vibrazione. Una parola ha una sua corposità, un carattere formato non solo dalle lettere che la compongono. Una parola acquisisce, a volte, la fisionomia di chi la pronuncia, si contamina della sua anima. Può essere meravigliosa od infima dipenderà da quali labbra la pronunceranno. Quindi  non ha una sua personalità? Oh certo che ce l’ha! Ha una personalità talmente strutturata che può rendersi creta, illudendoci che potremo plasmarla come vorremmo. Ma la nostra è solo sciocca presunzione. Ogni parola è talmente certa del proprio significato che può rendersi apparentemente trasparente, o colorarsi, riempiersi oppure svuotarsi, esteriormente rimodellarsi, quasi scomparire per compiacere le nostre finalità senza perde la vera essenza di se. La parola sa di se molto più di quanto noi crediamo di conoscere di noi stessi. Una parola ci rivela e quasi mai ce ne accorgiamo. Usare un termine piuttosto che una altro lo riteniamo solo una scelta casuale, la dove voluto uno sbizzarrirci tra sinonimi, ma più frequentemente di quanto immaginiamo non è così. Quasi mai le parole si fanno usare da noi, tutt’altro, sono loro che ci beffeggiano mostrandoci proprio dove o quando avremmo voluto nasconderci od esaltarci. Ed allora accade che una frase, un singolo termine usato senza riflettere, o senza conoscerne il significato reale ci riveli, ad un ascolto attento, rendendoci  nudi nel nostro intimo pensiero, svelando il sentimento profondo che abbiamo tentato ingenuamente o subdolamente di celare. Forse dimentichiamo che le parole sono umane per nascita e si formano nella nostra mente, vibrano di ciò che proviamo. Possiamo tentare d’ingannare la nostra volontà, molto più complesso è riuscire a mascherare l’incoscio. Maneggiamole con cura quindi, la delicatezza e l’attenzione con cui le useremo racconterà di noi molto più di quanto vorremmo.

giovedì 24 febbraio 2011

Questo tempo di non so


Adoro questo tempo di non so. Muovermi in una corposità lattea che vela i confini. Andare senza sapere dove. Camminare e poi fermarmi e poi di nuovo camminare ed ancora fermarmi.
Entrare in un gioco di riflessi, scorgere me, incantarmi di te.
L’aria avvolge i suoni.
Non è un luogo, non è un tempo.
E’ il tuo sguardo su di me.
Il buio caldo delle mie palpebre chiuse.
Le tue labbra che tremano…