Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

mercoledì 19 settembre 2007

La giuria

Oggi tra le righe di questo post si svolgerà un processo simbolico.
L’imputato sarò io e verrò difesa dalla mia parte emotiva –forza di volontà.
L’accusa per la quale mi sottoporrò al vostro giudizio riguarderà la mia passione: la scrittura.
Il Pubblico Ministero che si occuperà di dimostrare la mia colpevolezza sarà la mia coscienza.
Poi ci sarà un giudice a cui darò voce cercando di non influenzare le sue opinioni.
Voi sarete la giuria e, se vorrete, potrete esprimere la vostra opinione attraverso questo blog o canali a voi congeniali.
Un ultima cosa… il post è un po’ lungo ma il caso è articolato ed io conto sulla vostra curiosità.
Ed ora andiamo a cominciare.



-Giudice: Imputato come si dichiara?
-Imputato: Innocente sig. Giudice
-Giudice: Si metta agli atti; P.M. - coscienza prego, può iniziare.
-P.M. Coscienza: Sig. Giudice vorrei esporre i fatti e contemporaneamente, per brevità, interrogare l’imputata.
-Giudice: Sono d’accordo, proceda pure.

-P.M. Coscienza: Sig.ra come ben sa è chiamata a difendersi in questa corte poiché lei a causa della sua passione, la scrittura appunto, sta trascurando molti aspetti della sua esistenza, compresi alcuni affetti che probabilmente a causa sua potrebbero soffrire dei disagi. Riconosce come vero ciò di cui la sto accusando?
-Imputato: Non del tutto Sig. P.M., io sto facendo del mio meglio per conciliare la mia passione con il resto della mia vita ma questo purtroppo non è sempre facile anzi, a volte è estremamente difficile.
-P.M. Coscienza: E’ pur vero che da quando lei ha lasciato a questa passione la possibilità d’emergere e trovare spazio nel suo tempo, la situazione l’è in imparte sfuggita di mano, e lei non pensa ad altro che a cosa scrivere o come scrivere?
-Imputata: Si è vero ma vorrei spiegare a questa corte le miei motivazioni.
-P.M. Coscienza: Ma la prego, siamo qui per questo.
-Imputata: Sig. Giudice, Avvocato, Giuria… io amo la scrittura da molto tempo, mi sono innamorata di lei sui banchi della scuola elementare e, come tutti i bambini, pensavo che questo incontro fosse una cosa bellissima ed importante per il mio futuro. Fare infatti, di questo amore la mia professione mi sembrava una grande idea, e mossa dall’entusiasmo immaginavo che sarebbe stato semplice, bastava volerlo ed io lo volevo, con tutto lo slancio dei miei pochi anni. Poi la vita ha un po’ stravolto i miei percorsi ed io ho dovuto rinunciare o forse sarebbe meglio dire che non ho più creduto di poter realizzare questo sogno. L’ho accantonato, ignorando tutte le promesse che avevo fatto a me stessa ed al sentimento che mi univa a lei.
Ma non l’ho dimenticata, quello che provavo per lei era sempre dentro di me e pulsava ed urlava cercando di richiamare continuamente la mia attenzione ma io evitavo di ascoltarla. Pensavo che ormai per noi non ci fosse più futuro, erano passati troppi anni, troppe cose ormai m’impedivano di vedere la strada che avevo ipotizzato quando ero piccina ed a quel punto mi è mancato il coraggio, quello necessario a cercare nuovi percorsi, altre possibilità. Mi sembrava un’impresa impossibile, disperata e con pochissime possibilità di riuscita.
-P.M. Coscienza: Ed aveva ragione. D’altronde in tutti quegli anni aveva compiuto altre scelte, preso degli impegni importanti ed è stato saggio da parte sua desistere.
-Imputata: Giusto dice? Saggio? Ma come può dirlo, sa perfettamente quanto questa rinuncia mi sia costata, quanto aver desistito mi abbia fatto soffrire, facendomi sentire una vigliacca, una donna incapace di seguire l’istinto del cuore.
-P.M. Coscienza: Si certo lo so, ma questo non cambia il dato oggettivo che ora esiste; la sua vita, a questo punto, non può essere sacrificata totalmente a questa “ passione”. Lei ha una famiglia, un lavoro, una serie di rapporti affettivi e sociali a cui non può sottrarsi, che non possono venire dopo questo “ grande amore”. Alla sua età, dovrebbe conoscere i limiti da dare alle personali esigenze e comportarsi da donna matura e responsabile.
-Imputata: E no signori, io sono stufa di comportarmi da donna responsabile, non faccio altro da tutta la vita. Sa cosa affermava O. Wilde: “ La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri.” Ed io penso che avesse proprio ragione. Non posso più aspettare, questo è il momento ed io questa volta non intendo fare nessun passo indietro.
-P.M. Coscienza: E come la mettiamo con tutte le incombenze in cui volontariamente si è infilata? Dimentica le cose, ha sempre la testa tra le nuvole ed i suoi pensieri sembrano totalmente assorbiti da questo vecchio amore.
Ci sono momenti in cui anche un gesto affettuoso, una telefonata di un’amica, perfino mangiare tutto sembra disturbarla o non interessarla.
-Imputata: Ma non è vero, le cose non stanno esattamente come lei le sta esponendo. Io cerco di fare del mio meglio e corro e mi do da fare per cercare di soddisfare qualunque richiesta, ogni necessità ma scrivere non è soltanto un atto fisico, scrivere vuol dire pensare, significa dare spazio alle emozioni perché viaggino dentro di me e si trasformino in pensieri e poi in parole e questo richiede tempo, attenzione. Non è possibile incanalare la creatività tra una riunione ed una cena, la mente ha bisogno di spaziare. Per questo i grandi scrittori tendono ad isolarsi, a viaggiare.
-P.M. Coscienza: Si ma lei non è ancora una grande scrittrice, non sappiamo neanche se lei è una scrittrice. Il suo scrivere non produce effetti economici e questo, se mi permette, delimita qualche differenza.
-Imputata: Lo so, è vero ma come faccio a dimostrare la qualità del mio scrivere se non ho tempo per farlo, se i miei pensieri vengono continuamente interrotti? Questa è una lotta impari, ingiusta.
Per diventare una vera scrittrice ho bisogno di tempo, di tranquillità.
-P.M. Coscienza: E nel frattempo come la mettiamo con il resto della sua vita? Con i conti da pagare, con i ruoli che lei a scelto e che ora deve, dico, deve anteporre a tutto?
-Imputata: Non lo so, io chiedo soltanto a questa corte di considerare le mie ragioni ed emettere un verdetto che mi dia la possibilità di non sentirmi sempre in colpa se dimentico di comprare il latte o non mi accorgo che si è fatto tardi. Sto continuando a lavorare, cerco di fare del mio meglio per tutto il resto ma anche Lei, P.M.- Coscienza, potreste dimostrami un po’ di comprensione e non tormentarmi sempre con tutti questi sensi di colpa. Le passioni riempiono la nostra vita di gioia, fanno splendere i nostri animi e questo ci rende più ricchi interiormente e di conseguenza più disponibili con il prossimo. Non credo che potrei essere una persona migliore se ancora una volta anteponessi tutto il resto del mondo a me stessa. Mi trasformerei in una di quelle persone tristi, rancorose ed insoddisfatte e tutto ciò non gioverebbe a nessuno, tanto meno alla mia famiglia, ai miei amici. Quindi vi prego cercate di comprendere questa mia passione, così come siete inclini a fare quando qualcuno vi parla di un grande amore. In quel caso generalmente sorridete, guardate l’altro con aria complice e comprensiva, ecco vi chiedo di guardare me con gli stessi occhi, con la stessa aria bonaria. Non chiedo altro. Un po’ di tempo e comprensione.
Forse il tempo darà ragione a lei Sig. P.M. - Coscienza oppure dimostrerà il contrario e Lei ed anche tutti voi mi direte che ho fatto bene ad insistere, a perseguire il mio sogno. Il tempo come ho sentito dire in un film porta tutto alla luce…. Quindi datemi fiducia ed aspettate con me.
-P.M. Coscienza: Io ho finto il mio intervento.

-Giudice: Bene a questo punto chiedo alla Giuria di ritirarsi per emettere il verdetto. La seduta è aggiornata alla vostra decisione.

lunedì 17 settembre 2007

Pineto

“ Il tempo sbatte stanco dall’albero maestro” dice Virginia Woolf in un suo romanzo, ed è esattamente lo scandire del tempo che io vorrei, ora, in questa parte nuova della mia vita
mentre la memoria, richiamata dalla bellezza evocativa dell’immagine, mi riporta lontano, a qualcosa di vissuto a cui non pensavo più, da tanto.

Le ore calde di un luglio dimenticato, la spiaggia grande, deserta e bianca, il mare vicino, azzurro quasi immobile ed io che non conosco il tempo. Nessun orologio, nessun segno irriverente del suo passaggio sul mio corpo. Le carni sode, le linee del viso compatte dai tratti ancora vagamente infantili, abbandonata sfioro con una mano i granelli di sabbia. Lontano una campana declama i suo rintocchi, io li ascolto passiva, senza attenzione per non sapere. Osservo ogni tanto le ombre sull’arenile, quella è la mia clessidra indicativa. Non ci sono minuti da rispettare ed il vento complice lo sa. Per questo disperde l’eco del religioso suono. Ed io mi ricongiungo al mare, allo sciabordio dolce della sua risacca. Non c’era altro allora a riempire i miei pensieri.
Sdraiata indugiavo, anticipando nella mente i passi che avrei mosso verso casa, percependo già il calore della sabbia che avrebbe avvolto i miei piedi inducendomi ad una veloce corsa fin sotto l’ombrosa pineta e lì un attimo di refrigerio, lo scricchiolio degli aghi di pino, il profumo della resina e le parole paterne, tante volte udite, che da sole sarebbero tornate come un comando memorizzato: “ Respira forte, respira che ti fa bene.” Ed io avrei respirato, forte, chiudendo gli occhi. Riaprendoli avrei rivolto un ultimo sguardo al mare ed avrei ripreso a camminare fino al sottopassaggio. Sul muro di sinistra avrei osservato i manifesti dei film in programmazione nell’arena. Uno pomeridiano per i bambini e poi l’altro, quello ambito della sera. Quindi avrei ridisceso gli scalini, sopra la mia testa le rotaie e forse il passaggio di un treno, il suo ferroso frastuono, lo spavento di un fischio improvviso. Appena gli occhi si fossero abituati al repentino cambio di luce avrei guardato le mattonelle rettangolari, con i rombi azzurri in rilievo. Così, per abitudine. E di nuovo altri scalini e fuori il sole con il piccolo albergo che si sarebbe mostrato lentamente, ad ogni gradino superato. A destra la fontana, secca, le panchine di pietra ricurva, non un passante, forse il sonno di qualche gatto e l’abbaiare quasi certo di un cane.
Null’altro. Almeno per venti, forse trenta passi. Poi la mia testa si sarebbe alzata, sempre allo stesso punto della via e gli occhi sarebbero corsi in alto verso la piccola terrazza. I capelli dorati di mia madre e poi quelli bruni di mio padre. Li avrei guardati, non vista almeno per qualche metro. Avrei spiato felice il loro comune affaccendarsi, i gesti amati che conoscevo. Mi stavano aspettando. Ed il mio cuore si sarebbe riempito di una gioia piena, che non ho più provato.

mercoledì 12 settembre 2007

Inizio alternativo

"L'anima nasce vecchia ma ringiovanisce: questo fa della vita una commedia. Il corpo nasce giovane ma invecchia: questo fa della vita una tragedia."

Tratto da Aforismi di O.Wilde

Apro con questo aforisma e vi lascio un po' soli, a rifletterci su.

Io torno più tardi.

martedì 11 settembre 2007

La chiusura di un ciclo

Oggi ho chiuso un rapporto lavorativo durato più di due anni.
Ho firmato la revoca del mio contratto con una semplice firma alla fine di tre striminzite righe prestampate e tutto si è ufficialmente concluso.
Un passaggio lavorativo importante e pieno di premesse è terminato così.
Non ho provato rimpianti, non ho avuto titubanze, dentro di me quella parte della mia vita era già chiusa da tempo ed oggi la firma ha unicamente sancito burocraticamente un passaggio mentale ed emotivo già avvenuto.
Quando mi fu proposto di lavorare presso questa struttura stavo vivendo un momento veramente difficile ed accolsi questa possibilità come se rappresentasse l’auspicio di un periodo migliore, l’incoraggiamento del fato alla mia volontà di continuare a vedere positivo anche se tutto allora mi spingeva verso considerazioni assai cupe. Quindi l’inizio, per quanto turbato da eventi personali, fu una vera boccata d’ossigeno che però non ebbe alla lunga gli effetti sperati.
Come spesso accade, le premesse non furono mantenute nei fatti ed io mi ritrovai ben presto prigioniera di una dimensione professionale che non aveva nulla a che fare con quanto mi era stato prospettato né con quanto avevo sperato.
La mia determinazione, la tenacia di cui non difetto non hanno potuto nulla rispetto alla mancanza di volontà di chi era sopra di me ed allora con pochi strappi ma inesorabilmente io, come spesso mi accade ho iniziato a chiudere interiormente questa fase della mia vita.
Prima delle vacanze pubblicai un post in cui sostenevo, con l’aiuto di un haiku, che non sempre gli accadimenti che ci appaiano negativi lo saranno per davvero. Ovviamente non mi riferivo a qualunque tipo di accadimento, come qualcuno all’epoca aveva forse erroneamente interpretato, ma a tutti quei casi in cui gli eventi esterni decidono per noi un nuovo giro di Walzer, un rimescolamento delle carte, per metterci alla prova, spingendoci a scoprire qualcosa di noi che non conoscevamo, che per pigrizia non saremmo mai andati a cercare. Per questo motivo non temo le novità e quindi, di conseguenza, accolgo il nuovo con una certa benevola predisposizione.
E’ anche vero che a volte la fine di un ciclo porta con se un senso d’insoddisfazione per quello che poteva essere e non è stato ma io credo di saper a cogliere molto più di quanto mi viene esplicitamente mostrato e quindi posso dire che non tutto quello che ho vissuto e lasciato fra quelle mura ha per me un retro gusto amaro.
Ho imparato molto ed in fondo non è così importante che le conoscenze apprese riguardino aspetti che non avevo inizialmente ipotizzato. L’esperienza che ne ho tratto, per quanto a volte faticosa da gestire nel quotidiano, oggi è un patrimonio di cui riconosco il valore. Inoltre, grazie ad un destino un po’ mattacchione e grazie proprio alle dinamiche di questo lavoro ho vissuto momenti speciali.
Per prima cosa il connubio problemi familiari ed insoddisfazione lavorativa hanno prodotto il mio primo libro con tutte le meraviglie che ne sono seguite.
Poi, ci sono i rapporti umani intessuti, tanti, diversi, che per motivi differenti mi hanno stimolato, accresciuto. Ed infine c’è l’amicizia, merce rara, nata così, in un incontro casuale tra persone di età diverse, con vissuti diversi ma che in una passione comune – la scrittura – ha trovato il seme per germogliare e crescere.
Vorrei quindi, se per una volta me lo permettete, chiudere questo post parlando direttamente ai miei colleghi – amici che sono anche miei compagni di blog.
Le nostre chiacchierate un po’ filosofiche, il nostro supportarci nelle giornate no, il nostro saper ridere delle difficoltà comuni, tutto questo e molto altro ancora è la parte bella che porto via con me.
A voi va il mio grazie per tutte le volte che mi avete aiutato, ascoltato, sostenuto nei miei passaggi personali e nella realizzazione del mio sogno di scrittrice. E’ stato entusiasmante, spesso esilarante dividere con voi le lunghe e faticose ore che il nostro impiego prevedeva e credo di poter affermare che per soli due anni di lavoro in cambio ho ricevuto veramente molto. Siete speciali e vi voglio bene, per i vostri caratteri diversi ma anche per i tratti simili che ci accomunano. Dieci ore al giorno per due anni non è poca cosa ed io sento già la vostra mancanza ma voi, mi raccomando, non abbandonate il progetto, grazie al più informatico di noi i nostri dialoghi potranno continuare anche attraverso strumenti diversi.
Il circolo culturale deve continuare.

lunedì 10 settembre 2007

Riconoscere ed accettare di non sapere.

Un guerriero si presenta a casa di un grande maestro di cui vuole diventare discepolo. Apre la porta ed è ancora sulla soglia quando il maestro, che lo vede per la prima volta, traccia un cerchio nell'aria e lo riceve chiedendogli secondo lui cosa significa.
" Ascoltate maestro " risponde il futuro discepolo " sono appena arrivato e disegnate segni misteriosi nell'aria....è troppo presto. Non comprendo cosa possa voler dire."
"Entra e chiudi la porta. Puoi essere mio discepolo."


Koan tratto da " Il dito e la luna"
di A. Jodorowsku

venerdì 7 settembre 2007

Un momento di riflessione

Tutto è modificabile, nulla è fatalmente immobile in noi, lo stesso nostro carattere non è immutabile nel tempo, anzi gli avvenimenti lavorano sul suo metallo e lo scheggiano o lo scolpiscono, mentre l'educazione, specialmente l'auto-educazione, ha ancora maggiore potere su di esso, e sa fonderlo più o meno completamente secondo la forma dell'ideale prefisso.

Da " Divagazioni sulla felicità" di Oscar Fingal

giovedì 6 settembre 2007

La premessa


Quando parto per un viaggio, specialmente se molto lungo ed in luoghi lontani io vivo un voluto ed agognato distacco da tutto quello che lascio qui, nella mia vita di sempre. Appena l’aereo si alza in volo io mi sporgo per osservare dal piccolo finestrino la città che cambia forma divenendo via via un sempre più indistinti insieme di costruzioni che quasi subito non riesco più a riconoscere. E provo un immenso piacere.
A diecimila piedi tutto il sottostante perde ai miei occhi molto del suo potere ed io, che già normalmente tendo a volgere il mio sguardo verso il cielo, lassù, sospesa nel nulla vivo momenti di pura gioia.
Quando poi l’aereo atterra e come in una magia mi trovo catapultata in una dimensione totalmente diversa dal mio consueto, chiudo per un attimo gli occhi, inspiro forte la diversità dell’aria e poi riprendendo il contatto visivo con quello che mi circonda sono pronta per immergermi nel nuovo mondo che personalmente inizierò ad esplorare.
E sono due le cose da cui più di ogni altro generalmente mi faccio avvolgere: la natura e gli esseri umani che poi in fondo sono la stessa cosa.

Quando, dopo un volo di circa un’ora e mezzo, da Johannesburg sono arrivata in Zambia avevo dentro di me già quasi venti giorni di Africa. Alcuni paesaggi mi erano quindi familiari, tuttavia atterrata nel piccolo, seppur internazionale aeroporto di Livingstone ho percepito subito che quella che stavo per visitare era ancora un’altra Africa rispetto a quella vista fin lì.
Fuori dal surreale aeroscalo infatti l’atmosfera mi ha subito conquistata. Quello che mi circondava era tutto abbastanza abbrustolito dal sole ed il caldo si era fatto più consistente. Tutto intorno piccole abitazioni ed un paese semplice, fatto quasi di un’unica strada, con negozi più che dignitosi ed in alcuni casi anche con qualche velleità internazionale. Le persone come sempre si muovevano tranquille, incuranti del caldo, sempre vestite con colori vivaci ed allegri.
Giunti in albergo uno stuolo di personale ci ha accolti tra mille sorrisi e dolci sguardi. Il posto era fantastico, proprio a ridosso e con un accesso privato alle Cascate Vittoria.
Una ragazza molto carina ci ha condotto fino alle nostre camere spiegandoci i dettagli del nostro soggiorno e dandoci tutte le coordinate necessarie per un piacevole relax.
Notando i suoi modi gentili e misurati ho iniziato a provare un certo senso d’inadeguatezza.