Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post

sabato 12 settembre 2009

I desideri



" Poi non è che la vita vada come tu l'immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così...Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovore, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. E le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoinnemmeno immaginare."


Tratto da " Oceano Mare" di Alessandro Barrico

mercoledì 9 settembre 2009

" A carte scoperte

Il mio amico Polle ha pubblicato un post sul suo blog Walk the Plank intitolato " A carte scoperte".
Come spesso accade quando lo leggo, mi è venuta voglia di confrontarmi sullo stesso argomento.
Io e Polle non siamo nuovi a questo tipo di confronto letterario e spesso oltre che un divertimento diviene anche un ottimo esercizio.
Di seguito trovere quindi, il suo post e poi il mio. Un uomo, una donna ed il loro personale modi riflettere sulla strada già fatta e su quella che ancora si apre inesplorata davanti a noi.



" A carte scoperte" di Paul Ncholas Farrell

Le vie, le strade, le direzioni. A volte giuste, spesso sbagliate! Resta l'acre senso di aver perso altro tempo, altri chilometri spesi nel senso errato, condividendo luci, colori e viste che sembravano indicare la porta di casa. Cerco di capire quanto mai sono riuscito a cogliere. Coglione quanto so di essere, meno di quanto in realtà io non sia, perdo tempo, impagabile e non patteggiabile. Riparto da zero nella ricerca di quel vago senso di velato appagamento che solo a volte ho creduto di poter fare mio, riuscendovi di rado.Resto me stesso e con me stesso rimango. Unica vera fondata certezza di un’esistenza forse sbagliata ma unicamente mia, mia e basta.Rimetto piede sul legno e riprendo a solcare il mare


" A carte scoperte" di M'Cristina Valeri

a fatica di percorrere una strada sconosciuta che la nascita mi ha posto davanti. Nessuna certezza su quale sia la direzione giusta per me. Dagli altri solo indicazioni generali, a volte confuse e che comunque troppo spesso scopro non adatte. Ed allora tra le mani solo me stessa, unico riferimento certo di questa imperscrutabile vita. E qui che il cammino si fa doppio e doppie le strade da seguire: dentro -fuori, sopra e sotto. Affondare per riemergere, volare per potermi rituffare. E’ questa è la sfida ed indomita è la voglia di procedere. Sì procedere, anche quando il cuore fa male ed i sentieri si fanno impervi. Anche quando un bivio impone scelte che fanno tremare. Non sempre è facile proseguire ed a volte ho paura. Ma non posso far altro che continuare ad avanzare. Qualcosa spinge da dentro, qualcos’altro tira da fuori ed io riprendo il cammino. I piaceri si fanno impalpabili eppure irrinunciabili.
Sono io è la mia strada e non mi sembra poco.

giovedì 3 settembre 2009

Quello che un uomo vuole


" Allora lui disse una cosa che mi commosse. Incominciava così: " Quello che un uomo vuole ( quello che un uomo vuole!) è credere che una donna possa amarlo tanto, che nessun altro uomo la possa interessare. So che è impossibile. So che ogni gioia si porta appresso la propria tragedia.
" Senti" dissi impacciata, " Quello che un uomo vuole è esattamente quello che ti ho dato finora, in un modo così assoluto che non sei neppure in grado d'immaginare".
Tratto da Henry & June di Anais Nin

mercoledì 2 settembre 2009

Esplorare l'anima



Esplorare l’anima di una persona, di qualcuno diverso da te.
Un’altra vita, un’altra mente ed un cuore che cammina per strade apparentemente lontane dalle tue.
E poi, lentamente, una parola dopo l’altra capire i suoi pensieri, le celate paure, i desideri sognati.
Che meraviglioso viaggio è la conoscenza dell’altro.
Lo sconfinare in un universo sconosciuto e per questo terribilmente affascinante.
Una viaggiatrice viaggia, non ha importanza quale sia la meta.

giovedì 27 agosto 2009

Scoprirti uomo

Incontro il tuo viso e sono passati decenni.
Nei ricordi eri sempre il “piccolo”, al massimo il giovane, il bel giovane.
Però, mai allineati, mai veramente amici.
Ma il tempo sa annullare distanze e ti scopro coetaneo.
Come è possibile averti pensato sempre tanto piccolo? Ostinatamente, anche quando gli amici di te iniziarono a raccontarmi ben altre leggende. Eri cresciuto, mi dicevo, ma pur sempre lontano da me, dai miei anni di donna.
Ho solo qualche minuto per pensare, tu sei già qui e mi stai venendo incontro.
Mi alzo dalla sedia, ad un passo di distanza i tuoi occhi scivolano su di me.
Che strana sensazione sentire sul mio corpo il tuo sguardo adulto.
Tra noi non c’è confidenza, solo conoscenza, eppure lo usi deciso e privo di pudore.
Ma diamine, tu per me sei sempre il “piccolo” che sfiorava le nostre uscite da “ grandi” ed ora, come fossi il tempo annulli distanze?
Mi perdo in una ricapitolazione del nostro attuale ritrovarci mentre tu, senza darmi tregua, trasformi immagini.
Il tuo linguaggio è disinvolto, brillante. Pennellando frasi componi il tuo quadro e ti sveli uomo anche nell’anima.
La pioggia, il silenzio delle tue notti, o la voce del vento che passa a salutarti nel lungo inverno di una terra tanto amata; come ti penserò diverso da oggi in poi…
In questa serata che profumo di campagna sei un’emozione a cui non ero preparata.
Ma è stato bello rivederti o forse sarebbe più giusto dirti: “ E’ stato bello vederti.”

martedì 25 agosto 2009

Quando marito e figlio sono in vacanza

Quando il marito ed il figlio sono in vacanza, una giovane quarantenne si ritrova a vivere dimensioni inusuali. Se poi, a questa inconsueta condizione si somma il deserto cittadino di una torrida settimana di metà agosto, il quadro si completa di ulteriori sfumature.
La città è vuota, l’ufficio è vuoto, la casa è vuota. Ed è, improvvisa magia.
La casa diviene in un attimo il mio personale ed inviolabile territorio. Posso usarlo, stremarlo, invaderlo, marcarlo con i miei oggetti, lasciarmi andare a quelle piccole sbadataggini normalmente trattenute che, finalmente, posso concedermi tranquilla di un’unica solida certezza: non inciamperò in esigenze altrui. E questa sicurezza, questa indescrivibile sensazione di libertà mi accompagna in un lampo in uno stato di esaltante euforia.
L’ufficio vuoto è già una condizione di enorme privilegio. I telefoni che tacciono ed il silenzio dovuto alla mancata presenza umana regalano brividi d’intenso piacere, che assaporo mordicchiandomi le labbra. Otto ore di perfetta pace ed un pc; a volte mi ritrovo a ringraziare l’improbabile.
Fuori la temperatura è da girone dell’inferno, ma sono una donna coraggiosa e dopo piccoli e studiati accorgimenti tattici sono in grado di uscire dall’ufficio, pronta ad un lungo giro tra i miei negozi preferiti. Non rinuncio a nulla, indugio senza ritegno tra stand e scaffali, o libri e caffè. Ingorda assaporo ogni attimo con deliberata lentezza. Nessuna fretta, nessun appuntamento, credo di sfiorare il nirvana ma insaziabile so che non è finita qui. In macchina traccheggio scivolando tra le strade di una Roma che mozza il fiato. Anche lei respira libera dal caos. Senza rendermene conto le strizzo l’occhio, in fondo in questo momento è mia complice.
La casa mi accoglie in una quiete ombrosa: è un’osai che da refrigerio ad una tuareg e si apre un altro mondo.
Non ci sono timer pronti a scattare con il loro tic tac, la serata è un lungo hammam che si offre ai miei desideri. Faccio partire la musica, accendo le candele e mi concedo tutte le coccole del mondo. Dopo, con tutta calma bisboccerò con una cenetta improvvisata, consumata ad un orario illogico, mentre fuori il cielo avrà già acceso le sue stelle. In questa idilliaca atmosfera mi lascerò illanguidire da un film esageratamente romantico e da un turbinio di chiacchere e risa con la mia amica di sempre.
Poi, quando il sonno sopraggiunge capriccioso, mi abbandono tra fresche lenzuola, pensando che domani il nastro ripartirà e ci sarà un nuovo giorno da vivere nella stessa idilliaca dimensione. Ed allora, giusto un attimo prima che Morfeo mi scompigli le percezioni, il pensiero vola alle spiagge affollate, ai ristoranti colmi di un vociare assordante ed io mi chiedo se la mia condizione di lavoratrice estiva non sia in realtà un enorme, impareggiabile, assoluto privilegio.

venerdì 7 agosto 2009

India

Volevo condividere questa splendida e per me attenta descrizione dell’India e del suo popolo.

Trattato da “ Alchimia di un desiderio” di Tarun J Tejpal

"John aveva compiuto quarant’anni e ne aveva trascorsi ventiquattro a girare il mondo. Era un americano atipico - aveva voltato le spalle ai più prudenti avventurieri del continente, per andare per mare. Navigò fino in Giappone, Giava e Sumatra, poi toccò l’Egitto, il Tanganica e Zanzibar. Ma la sua destinazione preferita era l’Asia del sud, il subcontinente indiano, infestato da tigri e altre belve feroci, abitato da un’antica e sapiente civiltà, governato da pochi uomini bianchi ma invaso da un milione di oscure divinità. Aveva attraccato nei porti di Calcutta, Bombay e Madras, e attraversato il paese fino a Cawpore, Agra, Dheli, Lahore e al confine, a dorso di cavallo, cammello elefante, e a volte a bordo di sobbalzanti portantine; aveva superato deserti, foreste, piogge, tempeste, malattie e pestilenze, meravigliandosi dei grandi monumenti mogol, degli antichi templi indù, dei monasteri buddisti e dell’imponente Himalaya.
In seguito quando il matrimonio gli impedì di continuare a viaggiare era solito dire.
“ Quel posto è l’esperimento più assurdo che abbia fatto nostro Signore. Non c’è paese più strano e meraviglioso di quello. Ci ha buttato dentro un’accozzaglia di cose: gli uomini, le bestie, il clima, la geografia, la storia, la malattia, il benessere, la saggezza…e vuole vedere che cosa ne viene fuori”.
E quando l’ascoltatore gli chiedeva: “Allora che cosa ne è venuto fuori?” John si faceva pensieroso e diceva: “A essere sinceri, è impossibile dirlo. Forse la consapevolezza che puoi essere allo stesso tempo ricco e povero, coraggioso e pauroso, saggio e pazzo, grandioso e patetico”. Ed esortato a continuare, spiegava:“Il nativo è un paradosso. Suscita una profonda ammirazione ed un disprezzo ancora più profondo. Vive del suo corpo ma anche dell’occulto. Erige monumenti straordinari ma abita in baracche di fango. E’ privo di ogni dignità, ma allo stesso tempo ne è pieno. Non ha niente da dare, ma è intrinsecamente generoso. E’ vessato dall’uomo bianco, ma non è domato. Va al di là di ogni comprensione.”