Per chi l'avesse dimenticato oggi, venerdì 28 novembre 2008 ore 19.00, presentazione del mio libro presso la Libreria Gabi di Via Gabi, 30.
Forse voi non ne potrete più, ma io vi aspetto lo setsso con gioia.
http://www.nidodellafenice.it/presentazioni/mcValeri.html
La stanza del tè è un luogo fisico ma è anche un luogo mentale. Le persone che si muovono al suo interno escono temporaneamente dal mondo e dal suo affanno per contemplare, durante il rito del tè, il vuoto dove dimenticare la razionalità e raggiungere un approccio totalizzante con le cose e le persone.
Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post
giovedì 27 novembre 2008
mercoledì 26 novembre 2008
Ieri la mia intervista con Maurizio Costanzo ed oggi le riflessione su questo incredibile momento. Riflessioni che vanno oltre la gioia di essere stata intervista, per il mio libro, da questo notissimo personaggio.
“Volevo condividere la mia gioia con te. Grazie, grazie di cuore.”
“…perdona la lunghissima attesa.”
Questi i frammenti di una conversazione intercorsa tra me ed una persona della segreteria di redazione con la quale, nel corso di un periodo discretamente lungo, si è instaurata una certa simpatia. L’intervista era in programma da diversi mesi, ma per mille motivi veniva di volta in volta spostata ad un’altra data e, soltanto ieri, tutti i pianeti si sono allineati e questo appuntamento tra me ed il re della televisione si è felicemente concluso.
“Ogni cosa ha un suo tempo per realizzarsi ed io ho imparato ad aspettare.” E’stata la mia risposta a delle scuse che non ritenevo necessarie. Io, esordiente pubblicata da un piccolo editore, mi sento già sufficientemente miracolata per essere arrivata a tanto, figuriamoci se posso lamentarmi per qualche mese d’attesa. Ma quella frase l’ho scritta di getto e soltanto in un secondo momento ho ripensato alle mie parole.
Io ed il tempo, io e le attese, io e l’ineluttabilità degli eventi, io e gli strani giochi del destino.
Eppure è proprio vero e non me n’ero resa conto: ho imparato ad aspettare, di meglio, ho imparato ad indugiare piacevolmente nelle attese.
Io, che ero l’impazienza fatta persona, da un po’ mi accomodo tranquillamente nell’attese e lascio la mente libera di sorvolare qualunque sogno. E già, perché senza rendermene conto è questa la dimensione a cui sono giunta: nelle attese, nell’indefinito io mi crogiolo. Tutto può accadere e la mia immaginazione è sconfinata . Ma non è tutto qui, ho scoperto anche l’ineluttabilità a doppio senso di marcia.
Per anni mi sono affannata nel voler imprimere i miei tempi frettolosi alle conclusioni che auspicavo. Oggi mi dico che nella maggior parte dei casi è un’inutile spreco di energie: le cose accadono quando e come debbono accadere. Puoi dargli una spintarella, un colpo di voce, ma poi devi aspettare che il loro corso si evolva. Così come è completamente inutile macchinare contro qualche cosa che il destino ha deciso.
Per il lavoro che svolgo, per le mille conoscenze che ho, avrei potuto essere molto aiutata nella mia scalata editoriale. Alcune persone avrebbero potuto favorirmi in nome di un’amicizia che sbandieravano di qua e di là ed invece non l’hanno fatto, volutamente. Ed io, credetemi, ne ho sorriso. Non perché sono buona, né perché sono saggia, né tanto meno perché credo che comunque ce la farò comunque. Ne ho riso semplicemente perché, come dicevo prima, la vita mi ha insegnato che le cose accadono se devono accadere e non c’è nulla che possa impedirlo. Gli umani possono ostacolare, rallentare, rendere il percorso ostico, ma se quella determinata situazione è destinata a verificarsi così sarà.
Quest’ultima considerazione ha rafforzato quindi la serenità della mia attesa. La vita è fatta d’incontri e dall’incrociarsi di combinazioni. Prima stavo in finestra ed aspettavo, ora sono scesa al portone e cerco di essere pronta a saltar su se passa il mio treno. E come mi disse un giorno un mio amico: “ I treni passano continuamente, bisogna soltanto saperli riconoscere ed essere agili nello scatto.” Lui, il mio amico, è, tra l’altro, la persona che con estrema naturalezza ha porto una mano verso di me in quest’ultima occasione, oltre che in molte altre.
E questo è l’altro aspetto di cui vorrei parlare: aiutare il prossimo.
Per tutti i motivi di cui sopra, ogni qual volta mi viene chiesta una cortesia io mi dico: “ Cosa mi costa?” e se posso aiuto e questo mi fa sentire bene, in pace con me stessa, oltre a ritrovarmi con il cuore colmo della gioia che, minimamente, ho favorito nell’altro. Non capisco, al contrario, chi gioisce nel creare impedimenti, schiavo di un’invidia che ferisce più chi la prova che chi ne è vittima. La felicità è oro che si espande ed avvolge chi ne è partecipe, da protagonista o da spettatore non c'è differenza. Per questo motivo coinvolgo nella mia gioia tutti coloro che mi circondano. Ho memoria dei gesti buoni, di quella mano porta senza tante storie e tante suppliche.
Ed anche questo è un comportamento che ho verificato vincente.
Quando mio padre stava male ed io andavo a trovarlo in ospedale c’erano malati abbandonati a loro stessi, infermi con mille difficoltà che non avevano il coraggio di chiedere aiuto per un tenero pudore. Assisterli senza che mi fosse richiesto mi regalava il loro sorriso e la bellezza di uno sguardo indescrivibile per avere compreso e dato con semplicità. ero io ad aver ricevuto motlo più di quanto non avessi dato.
E poi che dire dell'amore? I suoi mille giochi, le attese, i giri infiniti, le parole non dette, i baci non dati, gli ostacoli, le lontananze. La letteratura racconta, il cinema mostra e tutti noi potremmo narrare almeno una storia che ci ha visto attori principali di un amore che sembrava impossibile. Ma l’amore, forse più di ogni altro sentimento, da forza e coraggio e prima o poi fa diventare impavidi anche i più timidi ed allora, se si sa aspettare, l’alchimia si compie e ti ritrovi a volare fin dove non credevi possibile. Basta saper aspettare ed il momento arriverà e sarà comunque magia. Avete presente " L'amore al tempo del colera" di Gabriel Garcìa Màrquez.
Se la vostra risposta è sì, sapete di che cosa sto parlando. Se invece è no, consiglio a tutti i romantici di correre in libreria.
" Alla fine ho capito che non è la morte ad essere infinita, ma la vita." Parola di Florentino Areza, protagonista del romanzo. Ed io sottoscrivo.
“Volevo condividere la mia gioia con te. Grazie, grazie di cuore.”
“…perdona la lunghissima attesa.”
Questi i frammenti di una conversazione intercorsa tra me ed una persona della segreteria di redazione con la quale, nel corso di un periodo discretamente lungo, si è instaurata una certa simpatia. L’intervista era in programma da diversi mesi, ma per mille motivi veniva di volta in volta spostata ad un’altra data e, soltanto ieri, tutti i pianeti si sono allineati e questo appuntamento tra me ed il re della televisione si è felicemente concluso.
“Ogni cosa ha un suo tempo per realizzarsi ed io ho imparato ad aspettare.” E’stata la mia risposta a delle scuse che non ritenevo necessarie. Io, esordiente pubblicata da un piccolo editore, mi sento già sufficientemente miracolata per essere arrivata a tanto, figuriamoci se posso lamentarmi per qualche mese d’attesa. Ma quella frase l’ho scritta di getto e soltanto in un secondo momento ho ripensato alle mie parole.
Io ed il tempo, io e le attese, io e l’ineluttabilità degli eventi, io e gli strani giochi del destino.
Eppure è proprio vero e non me n’ero resa conto: ho imparato ad aspettare, di meglio, ho imparato ad indugiare piacevolmente nelle attese.
Io, che ero l’impazienza fatta persona, da un po’ mi accomodo tranquillamente nell’attese e lascio la mente libera di sorvolare qualunque sogno. E già, perché senza rendermene conto è questa la dimensione a cui sono giunta: nelle attese, nell’indefinito io mi crogiolo. Tutto può accadere e la mia immaginazione è sconfinata . Ma non è tutto qui, ho scoperto anche l’ineluttabilità a doppio senso di marcia.
Per anni mi sono affannata nel voler imprimere i miei tempi frettolosi alle conclusioni che auspicavo. Oggi mi dico che nella maggior parte dei casi è un’inutile spreco di energie: le cose accadono quando e come debbono accadere. Puoi dargli una spintarella, un colpo di voce, ma poi devi aspettare che il loro corso si evolva. Così come è completamente inutile macchinare contro qualche cosa che il destino ha deciso.
Per il lavoro che svolgo, per le mille conoscenze che ho, avrei potuto essere molto aiutata nella mia scalata editoriale. Alcune persone avrebbero potuto favorirmi in nome di un’amicizia che sbandieravano di qua e di là ed invece non l’hanno fatto, volutamente. Ed io, credetemi, ne ho sorriso. Non perché sono buona, né perché sono saggia, né tanto meno perché credo che comunque ce la farò comunque. Ne ho riso semplicemente perché, come dicevo prima, la vita mi ha insegnato che le cose accadono se devono accadere e non c’è nulla che possa impedirlo. Gli umani possono ostacolare, rallentare, rendere il percorso ostico, ma se quella determinata situazione è destinata a verificarsi così sarà.
Quest’ultima considerazione ha rafforzato quindi la serenità della mia attesa. La vita è fatta d’incontri e dall’incrociarsi di combinazioni. Prima stavo in finestra ed aspettavo, ora sono scesa al portone e cerco di essere pronta a saltar su se passa il mio treno. E come mi disse un giorno un mio amico: “ I treni passano continuamente, bisogna soltanto saperli riconoscere ed essere agili nello scatto.” Lui, il mio amico, è, tra l’altro, la persona che con estrema naturalezza ha porto una mano verso di me in quest’ultima occasione, oltre che in molte altre.
E questo è l’altro aspetto di cui vorrei parlare: aiutare il prossimo.
Per tutti i motivi di cui sopra, ogni qual volta mi viene chiesta una cortesia io mi dico: “ Cosa mi costa?” e se posso aiuto e questo mi fa sentire bene, in pace con me stessa, oltre a ritrovarmi con il cuore colmo della gioia che, minimamente, ho favorito nell’altro. Non capisco, al contrario, chi gioisce nel creare impedimenti, schiavo di un’invidia che ferisce più chi la prova che chi ne è vittima. La felicità è oro che si espande ed avvolge chi ne è partecipe, da protagonista o da spettatore non c'è differenza. Per questo motivo coinvolgo nella mia gioia tutti coloro che mi circondano. Ho memoria dei gesti buoni, di quella mano porta senza tante storie e tante suppliche.
Ed anche questo è un comportamento che ho verificato vincente.
Quando mio padre stava male ed io andavo a trovarlo in ospedale c’erano malati abbandonati a loro stessi, infermi con mille difficoltà che non avevano il coraggio di chiedere aiuto per un tenero pudore. Assisterli senza che mi fosse richiesto mi regalava il loro sorriso e la bellezza di uno sguardo indescrivibile per avere compreso e dato con semplicità. ero io ad aver ricevuto motlo più di quanto non avessi dato.
E poi che dire dell'amore? I suoi mille giochi, le attese, i giri infiniti, le parole non dette, i baci non dati, gli ostacoli, le lontananze. La letteratura racconta, il cinema mostra e tutti noi potremmo narrare almeno una storia che ci ha visto attori principali di un amore che sembrava impossibile. Ma l’amore, forse più di ogni altro sentimento, da forza e coraggio e prima o poi fa diventare impavidi anche i più timidi ed allora, se si sa aspettare, l’alchimia si compie e ti ritrovi a volare fin dove non credevi possibile. Basta saper aspettare ed il momento arriverà e sarà comunque magia. Avete presente " L'amore al tempo del colera" di Gabriel Garcìa Màrquez.
Se la vostra risposta è sì, sapete di che cosa sto parlando. Se invece è no, consiglio a tutti i romantici di correre in libreria.
" Alla fine ho capito che non è la morte ad essere infinita, ma la vita." Parola di Florentino Areza, protagonista del romanzo. Ed io sottoscrivo.
martedì 25 novembre 2008
Avviso dell'ultima ora: La mia intervista con Maurizio Costanzo
Piccolo avviso ai lettori nottambuli: questa sera, ore 24.00 circa, su Radio Rai Uno andrà in onda la mia intervista con Maurizio Costanzo nel corso del suo programma " L'uomo della notte". A chiunque ce la farà va il mio grazie, a tutti gli altri prometto invece che potranno ascoltarla appena possibile sul blog.
Un abbraccio
Un abbraccio
domenica 23 novembre 2008
Un invito, una nuova presentazione
Non vorrei tediarevi con il mio libro e le sue innumerevoli presentazioni, ma tra pochi giorni ci sarà un nuovo appuntamento a cui non riesco a non invitarvi.
Proprio una settimana fa io e Marina accettando l'invito di Donnigio per una concerto poetico, abbiamo avuto l'occasione di trascorrere un piacevolissimo pomeriggio avendo oltretutto l'occasione di conoscere finalmente alcuni amici di blog come Paola e Luigi Mariano.
Ecco, diaciamo che è a questa speranza si rivolge più che altro il mio invito, incontrarvi.
Quindi, per stuzzicare il vostro interesse vi dico che oltre me interverrà alla presentazione, leggendo passi del libro, Miranda Martino e la giornalista Marinella Zetti che è anche l'autrice della recensione che trovere nel link qui di seguito.
Sempre attraversi il link potre leggere qualche cos'altro scritto da me su di me.
Venerdì 28 novembre 2008 ore 19,00 presso la libreria Gabi di via Gabi,30
Vi aspetto!
http://www.nidodellafenice.it/presentazioni/mcValeri.html
Proprio una settimana fa io e Marina accettando l'invito di Donnigio per una concerto poetico, abbiamo avuto l'occasione di trascorrere un piacevolissimo pomeriggio avendo oltretutto l'occasione di conoscere finalmente alcuni amici di blog come Paola e Luigi Mariano.
Ecco, diaciamo che è a questa speranza si rivolge più che altro il mio invito, incontrarvi.
Quindi, per stuzzicare il vostro interesse vi dico che oltre me interverrà alla presentazione, leggendo passi del libro, Miranda Martino e la giornalista Marinella Zetti che è anche l'autrice della recensione che trovere nel link qui di seguito.
Sempre attraversi il link potre leggere qualche cos'altro scritto da me su di me.
Venerdì 28 novembre 2008 ore 19,00 presso la libreria Gabi di via Gabi,30
Vi aspetto!
http://www.nidodellafenice.it/presentazioni/mcValeri.html
mercoledì 19 novembre 2008
Le ombre e le false immagini.
Durante la distruzione di Troia i Greci si erano macchiati di molte colpe: penetrati nel più sacro tempio della città ne avevano trafugato il Palladio che proteggeva i Trioiani: per entrare nelle mure erano ricorsi alla frode; durante il tumulto della strage avevano ucciso Priamo, rifuggiatosi supplichevole presso un altare, e messosi direttamente sotto la protezione degli dei. Questi non potevano permettere che le loro leggi fossero così trascurate dai Greci, i quali dovettero acerbamente pentirsi del male commesso. Tempeste orrende investirono le navi al loro ritorno verso la patria, le separarono, e ne distrussero un gran numero. Anche Menelao con la sua nave, ebbe a sostenere il pericolo dei mari e dei venti, che gli fece perdere la giusta rotta verso la Grecia. E dopo varie traversie approdò in Egitto. Nessuno potrebbe descrivere il suo stupore, quando, sbarcato e recatosi al palazzo del re per chiedere soccorso ed ospitalità, si vide venir incontro Elena che egli credeva di aver lasciato sulla nave, su cui l'aveva condotta per farla ritornare con se in Grecia. Elena gli corse incontro, per abbracciarlo, ma egli cercò di tenerla lontana, non sapendo se vedeva uno spettro o se era ingannato da un falso miraggio.
Finalmente, Elena potè raccontargli le ragioni per cui egli la trovava in Egitto.
Quando era paertita con Paride dal suo palazzo di Sparta, non per sua volontà, ma per obbligo fattogli dagli dei, appena giunta sulla nave che veleggiava verso Troia, gli dei stessi l'avevano condotta dove ora si trovava, e l'avevano sostituita sulla nave di Paride con una falsa immagine fatta soltanto di aria. Ed in Egitto ella aveva atteso con impazienza il momento di rivedere il marito e di tornare in patria. Menelao, stupito e felice, l'abbraccio e la ricondusse sulla sua nave, da cui da quel momento volava via la vana immagine della donna, ed ambedue tornarono insieme in Grecia.
Perchè, dunque, i Greci ed i Troiani avevano così duramente combattuto fra loro per dieci anni? Soltanto per tenere o conquistare una vana immagine? O per un disegno imperscrutabile del destino e degli dei? Diversi sono i motivi di questo inganno, ma è anche vero che gli uomini si combattono e si distruggono fra loro per un vuoto miraggio, per una parvenza irreale. E, dopo i dolori, le sciagure, le morti, le distruzioni, il mondo ritorna ad essere sempre quello di prima, e non sempre gli uomini riconoscono di compiere inutili sforzi, che si risolvono nella conquista di un aereo fantasma pronto a dissolversi non appena si ritenga di averlo raggiunto.
Con questo racconto ne è congiunto un altro, pieno di spirito arguto.
Si narrava, dunque, che un illustre poeta italiano, Stesìcoro di Iméra, avesse un tempo cantato la fuga di Elena, insultandola. Per vendicarsi, gli dei gemelli Càstore e Pollùce (che di Elena erano fratelli) resero cieco il cantore. Questi si rese conto della colpa che aveva commesso, e scrisse un carme, in cui, ricordando Elena e rivolgendosi e la diceva: " Non è vero questo racconto,: tu non partisti per Troia, nè salisti sulla nave fornita di bei banchi per i rematori". Non appena la poesia fu composta, Càstore e Pollùce per la loro virtù divina restituirono la vista a Stesìcoro, che visse molti anni, cantando gli dei e gli eroi, e mostrando con il suo stesso esempio quanto grande sia il potere della poesia, che gli dei stessi inspirano e suggeriscono".
Tratto da " Miti e leggende del mondo greco-romano" di Nicola Terzaghi
Finalmente, Elena potè raccontargli le ragioni per cui egli la trovava in Egitto.
Quando era paertita con Paride dal suo palazzo di Sparta, non per sua volontà, ma per obbligo fattogli dagli dei, appena giunta sulla nave che veleggiava verso Troia, gli dei stessi l'avevano condotta dove ora si trovava, e l'avevano sostituita sulla nave di Paride con una falsa immagine fatta soltanto di aria. Ed in Egitto ella aveva atteso con impazienza il momento di rivedere il marito e di tornare in patria. Menelao, stupito e felice, l'abbraccio e la ricondusse sulla sua nave, da cui da quel momento volava via la vana immagine della donna, ed ambedue tornarono insieme in Grecia.
Perchè, dunque, i Greci ed i Troiani avevano così duramente combattuto fra loro per dieci anni? Soltanto per tenere o conquistare una vana immagine? O per un disegno imperscrutabile del destino e degli dei? Diversi sono i motivi di questo inganno, ma è anche vero che gli uomini si combattono e si distruggono fra loro per un vuoto miraggio, per una parvenza irreale. E, dopo i dolori, le sciagure, le morti, le distruzioni, il mondo ritorna ad essere sempre quello di prima, e non sempre gli uomini riconoscono di compiere inutili sforzi, che si risolvono nella conquista di un aereo fantasma pronto a dissolversi non appena si ritenga di averlo raggiunto.
Con questo racconto ne è congiunto un altro, pieno di spirito arguto.
Si narrava, dunque, che un illustre poeta italiano, Stesìcoro di Iméra, avesse un tempo cantato la fuga di Elena, insultandola. Per vendicarsi, gli dei gemelli Càstore e Pollùce (che di Elena erano fratelli) resero cieco il cantore. Questi si rese conto della colpa che aveva commesso, e scrisse un carme, in cui, ricordando Elena e rivolgendosi e la diceva: " Non è vero questo racconto,: tu non partisti per Troia, nè salisti sulla nave fornita di bei banchi per i rematori". Non appena la poesia fu composta, Càstore e Pollùce per la loro virtù divina restituirono la vista a Stesìcoro, che visse molti anni, cantando gli dei e gli eroi, e mostrando con il suo stesso esempio quanto grande sia il potere della poesia, che gli dei stessi inspirano e suggeriscono".
Tratto da " Miti e leggende del mondo greco-romano" di Nicola Terzaghi
martedì 18 novembre 2008
Due piccoli gadget per me e per voi
Cari amici, arriva l'inverno ed io coloro il mio blog con due nuovi gadegt: l'icona per raggiungermi anche sul famigerato Facebook ed il "poster", mi piace chiamarlo così, dei lettori.
L'iconcina del face parla da se: ci si clicca sopra e si arriva dritti dritti nel mio profilo.
Per il "poster" lettori si tratta invece, se vi va, di iscrivervi come miei lettori ed, automaticamente, la foto del vostro profilo comparirà sul la pagina iniziale del mio blog con il nome che si visualizza se il mous ci si passa sopra.
L'idea mi sembra carina: un puzzel colorato formato dai vostri volti e disegni, e la possibilità di essere letti da chi passa da me con estrema facilità.
Per iscriversi basta cliccare sulla scritta "segui questo blog". Un gioco da ragazzi, quindi adatto a tutti noi. Al momento ci sono solo Paola dancer e Marina ma io vi aspetto.
Baci
L'iconcina del face parla da se: ci si clicca sopra e si arriva dritti dritti nel mio profilo.
Per il "poster" lettori si tratta invece, se vi va, di iscrivervi come miei lettori ed, automaticamente, la foto del vostro profilo comparirà sul la pagina iniziale del mio blog con il nome che si visualizza se il mous ci si passa sopra.
L'idea mi sembra carina: un puzzel colorato formato dai vostri volti e disegni, e la possibilità di essere letti da chi passa da me con estrema facilità.
Per iscriversi basta cliccare sulla scritta "segui questo blog". Un gioco da ragazzi, quindi adatto a tutti noi. Al momento ci sono solo Paola dancer e Marina ma io vi aspetto.
Baci
domenica 16 novembre 2008
E va a finire che sto Facebook...
Ho già espresso in altri due post le miei prime impressioni sul mondo del Facebook, a cui avevo aderito piena zeppa di pregiudizi e con ripetute spallucce snob. Sono trascorsi circa due mesi ed è giusto ed onesto riprendere il discorso e riporre la mia aria di sufficienza e dichiarare altro. E sì perché…perché la vita ti prende in giro, ti smentisce, ti priva e ti restituisce, la vita è indefinibile ed usa tempi e modi che non smetteranno mai di sorprendermi.
Un nome appare dallo schermo ed i tuoi quindici anni riprendono vita.
Un nome ed una richiesta d’amicizia sul Facebook” e ti ritrovi tra le mani la te di allora.
Incredula chiedi conferma se lui è proprio lui, il tuo compagno di banco del liceo. Ed al suo sì rivaluti anche “Carramba che sorpresa” e ti senti come l’ emigrato che riabbraccia il suo passato.
L’incredulità si trasforma in tenerezza e poi in una cascata di argentea allegria.
“ Ma sei proprio tu?”
“ Ebbene sì, dopo ventisette anni sono qui! Non ci posso credere!”
“ Neanche io…”
Ma è vero, e ti guardi sulle foto e ti ritrovi adulto, anche se lui è un gentiluomo e ti dice che è lui a sentirsi imbarazzato perché tu, tu sei sempre uguale.
Ed inizi a parlare, come se anche per te lui fosse sempre lo stesso ragazzino d’allora, il tuo amico, e tu lo conoscessi a mena dito e quell’affinità che te l’aveva fatto scegliere per dividere le tue ore di latino e greco in quella prigione di classe, fosse sempre la stessa.
Eppure sono passati quasi trent’anni e della vostra reciproca vita, dall’allora in poi, non sapete assolutamente nulla se non i volti ritratti nelle foto che vi scambiate. Ma è una cosa strana quella che è successa, perché tu l’hai pensato senza un motivo preciso proprio quella stessa mattina in cui lui, uscendo dalle nebbie della vita, ti ha scritto sul “Face”. Ti era tornato in mente con i suoi jeans, la camicetta bianca ed il gilè di lana blu. Ed allora giù, a scambiarsi teorie sul come e perché questo sia potuto succedere, ed a te torna anche in mente quella frase famosa che diceva: “ E’ la vita ad adeguarsi alla letteratura e non viceversa”. Così come, inizi a pensare, che “Sliding Doors” non è solo una trovata cinematografica e se tu non ti fossi iscritta su quel diamine di “Face” forse, ma non hai più certezze, questo regalo non l’avresti ricevuto.
E sì è un regalo, proprio un dono inaspettato il tuo vecchio amico e le sue parole, il ricordo di te, quello che chissà perché pensi di non poter aver lasciato, non così forte, non così bello.
“ …perché sei stata la sola di quella classe ad avere ogni giorno ogni mattina un sorriso.” E la gola si stringe e vorresti piangere perché è una frase proprio bella e viene da lontano, dal suo ricordo della te di allora, quella libera, quella che lui non lo sa ma tu, con fatica, sei tornata ad essere, da poco.
“Racconta! Racconta!” Quante cose da dire, da chiedere.
Ma come fai a raccontarti una vita con i numeri dei caratteri limitati nell’agorà pubblica di questo assurdo Face? Ed allora pensi di chiedergli il numero di telefono, però non osi e continui a scrivere. Ora hai quarant’anni e per un momento te l’eri quasi dimenticato. Ma è una follia e ci ripensi. Non sei quella di allora?
Ed allora gli scrivi ed il numero arriva: 33……….
“ Massimo?”
“ Sì!”
“ Indovina indovinello…”
“ Non ci posso credere!”
“Neanche io!”
Ma questo è il Facebook! No scusate, questa è la vita ed io dalla sua fantasia non smette d'imparare.
Un nome appare dallo schermo ed i tuoi quindici anni riprendono vita.
Un nome ed una richiesta d’amicizia sul Facebook” e ti ritrovi tra le mani la te di allora.
Incredula chiedi conferma se lui è proprio lui, il tuo compagno di banco del liceo. Ed al suo sì rivaluti anche “Carramba che sorpresa” e ti senti come l’ emigrato che riabbraccia il suo passato.
L’incredulità si trasforma in tenerezza e poi in una cascata di argentea allegria.
“ Ma sei proprio tu?”
“ Ebbene sì, dopo ventisette anni sono qui! Non ci posso credere!”
“ Neanche io…”
Ma è vero, e ti guardi sulle foto e ti ritrovi adulto, anche se lui è un gentiluomo e ti dice che è lui a sentirsi imbarazzato perché tu, tu sei sempre uguale.
Ed inizi a parlare, come se anche per te lui fosse sempre lo stesso ragazzino d’allora, il tuo amico, e tu lo conoscessi a mena dito e quell’affinità che te l’aveva fatto scegliere per dividere le tue ore di latino e greco in quella prigione di classe, fosse sempre la stessa.
Eppure sono passati quasi trent’anni e della vostra reciproca vita, dall’allora in poi, non sapete assolutamente nulla se non i volti ritratti nelle foto che vi scambiate. Ma è una cosa strana quella che è successa, perché tu l’hai pensato senza un motivo preciso proprio quella stessa mattina in cui lui, uscendo dalle nebbie della vita, ti ha scritto sul “Face”. Ti era tornato in mente con i suoi jeans, la camicetta bianca ed il gilè di lana blu. Ed allora giù, a scambiarsi teorie sul come e perché questo sia potuto succedere, ed a te torna anche in mente quella frase famosa che diceva: “ E’ la vita ad adeguarsi alla letteratura e non viceversa”. Così come, inizi a pensare, che “Sliding Doors” non è solo una trovata cinematografica e se tu non ti fossi iscritta su quel diamine di “Face” forse, ma non hai più certezze, questo regalo non l’avresti ricevuto.
E sì è un regalo, proprio un dono inaspettato il tuo vecchio amico e le sue parole, il ricordo di te, quello che chissà perché pensi di non poter aver lasciato, non così forte, non così bello.
“ …perché sei stata la sola di quella classe ad avere ogni giorno ogni mattina un sorriso.” E la gola si stringe e vorresti piangere perché è una frase proprio bella e viene da lontano, dal suo ricordo della te di allora, quella libera, quella che lui non lo sa ma tu, con fatica, sei tornata ad essere, da poco.
“Racconta! Racconta!” Quante cose da dire, da chiedere.
Ma come fai a raccontarti una vita con i numeri dei caratteri limitati nell’agorà pubblica di questo assurdo Face? Ed allora pensi di chiedergli il numero di telefono, però non osi e continui a scrivere. Ora hai quarant’anni e per un momento te l’eri quasi dimenticato. Ma è una follia e ci ripensi. Non sei quella di allora?
Ed allora gli scrivi ed il numero arriva: 33……….
“ Massimo?”
“ Sì!”
“ Indovina indovinello…”
“ Non ci posso credere!”
“Neanche io!”
Ma questo è il Facebook! No scusate, questa è la vita ed io dalla sua fantasia non smette d'imparare.
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