E' venerdì, ed ho pensato che il week-end concede a tutti più tempo per l'amore .
Per questo vi dedico questa frase, semplice e vera.
Buon fine settimana.
" Mostrerei agli uomini che sbagliano quando pensano di smettere d'innamorarsi non meno che invecchiare, non sapendo che invecchiano quando smettono d'innamorarsi."
Gabriel Garcia Ma'rquez
La stanza del tè è un luogo fisico ma è anche un luogo mentale. Le persone che si muovono al suo interno escono temporaneamente dal mondo e dal suo affanno per contemplare, durante il rito del tè, il vuoto dove dimenticare la razionalità e raggiungere un approccio totalizzante con le cose e le persone.
Un pò di me e la mia intervista con Maurizio Costanzo e più in giù in nuovi post
venerdì 18 gennaio 2008
mercoledì 16 gennaio 2008
Un giocattolo pericoloso
Proprio ieri sera sono intervenuta, con un mio commento, sul blog di una mia amica che poneva, ai suoi lettori, una serie di domande sull’anima dei blog.
Si è scatenato il putiferio e sono stati lasciati un numero impressionante di commenti.
Da un certo punto di vista, per chi scrive su un blog, questo è certamente un successo. Di contro però, nel fiume di opinioni, ci si è persi in mille congetture senza forse centrare il punto di questo giocattolo informatico. Oggi a posteriori l’impressione è quella che forse ci siamo tutti parlati un po’ addosso, filosofeggiando, blaterando o portando in totale buona fede il nostro pensiero sul quesito. Questa mattina invece, come a voler rispondere almeno inparte a tutte quelle chiacchere a me è arrivata "la" risposta, l'unica alla quale nessuno di noi aveva pensato. E' arrivata leggendo il blog di un’altra persona ed è stato un sonoro schiaffo in faccia.
Questo blogger ha scritto un post molto bello sul suo cane ed io, entusiasta, volevo lasciare un mio commento di apprezzamento. Vado quindi nell’area indicata e scorro i commenti altrui, così per curiosità, come faccio sempre. Tra loro un commento anonimo che faceva riferimento, credo, a qualche altro post, precedente che io non ho letto. In questo benedetto post, evidentemente, si faceva riferimento a qualche fatto di cronaca in cui si parlava della morte di alcuni ragazzi.
L’autore del blog, penso e voglio augurarmi, in modo del tutto innocente, senza forse soppesare bene l’uso delle parole, ha usato una frase ad effetto e conclusiva: “ Sti cazzi!” Ho cercato il post andando indietro nel tempo e non l’ho trovato. Ho pensato allora che forse a sua volta aveva commentato qualche altro blog a cui però non so come risalire. Fatto sta, che questa sua esclamazione disinvolta, lasciata così, forse senza nessuna reale convinzione ma soltanto per fare una battuta o per concludere una frase ad effetto è stata letta anche dalla madre di uno di questi ragazzi morti.
La signora ha lasciato un suo commento che vorrei riportare pensando che forse questo possa servire a tutti noi, scrittori di blog per tenere sempre a mente alcuni dati importanti.
A me ha fatto un male pazzesco.
per te…. che hai scritto "sti cazzi" sulla morte dei nostri ragazzi. Sono la mamma di uno di loro e spero per te di non provare mai un dolore cosi' acuto e sordo come quando mi hanno detto che mio figlio era morto, di non provare mai la mancanza di qualcuno nella tua quotidianita', il suo sorriso la sua voce, di non provare il dolore e la paura che ha provato mio figlio quando cercava di respirare per continuare a vivere. Poi se un giorno dovessi provare tutto questo .......... STI CAZZI
16 gennaio 2008 7.40
Spero di non aver fatto dispiacere a nessuno, tanto meno alla signora, pubblicando questo commento. Anzi mi scuso anche con l’autore del blog che ho avuto modo di apprezzare per molti altri post, intelligenti, acuti e ricchi spesso di sensibilità e per questo e perché soprattutto non piace crocifiggere nessuno, eviterò di scrivere il suo nome.
Ma volevo in questo modo riportare tutti di fronte ad un dato fondamentale.
Troppo spesso questo mezzo informatico viene usato senza criterio, da tutti noi. Buttiamo lì frasi, battute, opinioni bislacche senza renderci conto che tutto ciò entra nelle case di chiunque e questo è un dato che non dovrebbe essere mai accantonato.
Io, non so come sono andate le cose nel caso specifico e non ho nessuna intenzione di giudicare.
Sono certa che l’autore del post non volesse deliberatamente ignorare, sottovalutare o ridicolizzare delle morti. Ha soltanto sottovalutato la portata del mezzo, della sua diffusione e della possibilità che questo arrivasse alle persone sbagliate, quelle che di certo non avrebbero riso della sua ironia.
I blog, per quanto ho visto, troppo spesso hanno la tendenza ha urlare frasi sguaiate, battute facili e come ho detto ieri argomenti di facile acchiappo.
Viene fatto per vanità, a volte per superficialità, a volte purtroppo perché manca il senso della misura. Ma bisogna stare attenti, essere comunque civili e rispettosi di chi ci legge. Sempre.
Non sto facendo la morale a nessuno. Quello che sto scrivendo è soltanto una riflessione che riguarda ovviamente anche me.
Personalmente, ho sbattuto la faccia su un dolore che non conosco ma che in qualche modo ho fatto mio. Sono una madre ma anche se non lo fossi credo che sarei in grado di capire.
Si può parlare di tutto, ogni argomento può essere scritto e dibattuto ma con delicatezza senza dover a tutti i costi esagerare per richiamare pubblico.
Io per quanto mi riguarda torno al mio blog, piccolino, fatto di minime cose, di molti ricordi e di tanti viaggi. E’ la mia dimensione e ci sto comoda. Ognuno scelga come crede ma mi auguro sempre nel rispetto altrui.
Un forte abbraccio.
Si è scatenato il putiferio e sono stati lasciati un numero impressionante di commenti.
Da un certo punto di vista, per chi scrive su un blog, questo è certamente un successo. Di contro però, nel fiume di opinioni, ci si è persi in mille congetture senza forse centrare il punto di questo giocattolo informatico. Oggi a posteriori l’impressione è quella che forse ci siamo tutti parlati un po’ addosso, filosofeggiando, blaterando o portando in totale buona fede il nostro pensiero sul quesito. Questa mattina invece, come a voler rispondere almeno inparte a tutte quelle chiacchere a me è arrivata "la" risposta, l'unica alla quale nessuno di noi aveva pensato. E' arrivata leggendo il blog di un’altra persona ed è stato un sonoro schiaffo in faccia.
Questo blogger ha scritto un post molto bello sul suo cane ed io, entusiasta, volevo lasciare un mio commento di apprezzamento. Vado quindi nell’area indicata e scorro i commenti altrui, così per curiosità, come faccio sempre. Tra loro un commento anonimo che faceva riferimento, credo, a qualche altro post, precedente che io non ho letto. In questo benedetto post, evidentemente, si faceva riferimento a qualche fatto di cronaca in cui si parlava della morte di alcuni ragazzi.
L’autore del blog, penso e voglio augurarmi, in modo del tutto innocente, senza forse soppesare bene l’uso delle parole, ha usato una frase ad effetto e conclusiva: “ Sti cazzi!” Ho cercato il post andando indietro nel tempo e non l’ho trovato. Ho pensato allora che forse a sua volta aveva commentato qualche altro blog a cui però non so come risalire. Fatto sta, che questa sua esclamazione disinvolta, lasciata così, forse senza nessuna reale convinzione ma soltanto per fare una battuta o per concludere una frase ad effetto è stata letta anche dalla madre di uno di questi ragazzi morti.
La signora ha lasciato un suo commento che vorrei riportare pensando che forse questo possa servire a tutti noi, scrittori di blog per tenere sempre a mente alcuni dati importanti.
A me ha fatto un male pazzesco.
per te…. che hai scritto "sti cazzi" sulla morte dei nostri ragazzi. Sono la mamma di uno di loro e spero per te di non provare mai un dolore cosi' acuto e sordo come quando mi hanno detto che mio figlio era morto, di non provare mai la mancanza di qualcuno nella tua quotidianita', il suo sorriso la sua voce, di non provare il dolore e la paura che ha provato mio figlio quando cercava di respirare per continuare a vivere. Poi se un giorno dovessi provare tutto questo .......... STI CAZZI
16 gennaio 2008 7.40
Spero di non aver fatto dispiacere a nessuno, tanto meno alla signora, pubblicando questo commento. Anzi mi scuso anche con l’autore del blog che ho avuto modo di apprezzare per molti altri post, intelligenti, acuti e ricchi spesso di sensibilità e per questo e perché soprattutto non piace crocifiggere nessuno, eviterò di scrivere il suo nome.
Ma volevo in questo modo riportare tutti di fronte ad un dato fondamentale.
Troppo spesso questo mezzo informatico viene usato senza criterio, da tutti noi. Buttiamo lì frasi, battute, opinioni bislacche senza renderci conto che tutto ciò entra nelle case di chiunque e questo è un dato che non dovrebbe essere mai accantonato.
Io, non so come sono andate le cose nel caso specifico e non ho nessuna intenzione di giudicare.
Sono certa che l’autore del post non volesse deliberatamente ignorare, sottovalutare o ridicolizzare delle morti. Ha soltanto sottovalutato la portata del mezzo, della sua diffusione e della possibilità che questo arrivasse alle persone sbagliate, quelle che di certo non avrebbero riso della sua ironia.
I blog, per quanto ho visto, troppo spesso hanno la tendenza ha urlare frasi sguaiate, battute facili e come ho detto ieri argomenti di facile acchiappo.
Viene fatto per vanità, a volte per superficialità, a volte purtroppo perché manca il senso della misura. Ma bisogna stare attenti, essere comunque civili e rispettosi di chi ci legge. Sempre.
Non sto facendo la morale a nessuno. Quello che sto scrivendo è soltanto una riflessione che riguarda ovviamente anche me.
Personalmente, ho sbattuto la faccia su un dolore che non conosco ma che in qualche modo ho fatto mio. Sono una madre ma anche se non lo fossi credo che sarei in grado di capire.
Si può parlare di tutto, ogni argomento può essere scritto e dibattuto ma con delicatezza senza dover a tutti i costi esagerare per richiamare pubblico.
Io per quanto mi riguarda torno al mio blog, piccolino, fatto di minime cose, di molti ricordi e di tanti viaggi. E’ la mia dimensione e ci sto comoda. Ognuno scelga come crede ma mi auguro sempre nel rispetto altrui.
Un forte abbraccio.
lunedì 14 gennaio 2008
Un blog irriverente.
E si, mi duole dirlo ma questo mio blog è proprio irriverente. Con me, la sua artefice.
Non ci si crede! Eppure è proprio così, neanche più del tuo spazio cretivo ti puoi fidare.
Ora vi racconto...
Ieri è stato il mio complenno e per correttezza ho pensato di modificare la mia età sul profilo del blog.
Entro e che ti vedo: un bel 42 già segnato.
Indignazione. Ma come si è permesso -dico io- così, arbitrariamente, senza il mio permesso. E se volevo mantenere il riserbo? E se ero una donna attaccata ai miei 41? Sarranno pur sempre fatti miei? E invece no, lui, il MIO BLOG, ha deciso per me.
Scostumato ed irriverente! Ecco che cosa sei. Eppure sei il mio spazio, ti ho creato e dovresti sapere che non amo le imposizioni. Ma che tipo!!!!
Tuttavia ti perdono, ma soltanto perchè non do importanza ai numeri ed i mei 42 mi piacciono assai ed inoltre avevo già deciso di dichiarli, felice.
Ma ricorda mio amato blog, Wilde suggeriva:" Non bisogna mai fidarsi di una donna che è pronta a dichiarare la sua età perchè è capace di tutto."
Sei avvisato: la prossima volta ti oscuro
Non ci si crede! Eppure è proprio così, neanche più del tuo spazio cretivo ti puoi fidare.
Ora vi racconto...
Ieri è stato il mio complenno e per correttezza ho pensato di modificare la mia età sul profilo del blog.
Entro e che ti vedo: un bel 42 già segnato.
Indignazione. Ma come si è permesso -dico io- così, arbitrariamente, senza il mio permesso. E se volevo mantenere il riserbo? E se ero una donna attaccata ai miei 41? Sarranno pur sempre fatti miei? E invece no, lui, il MIO BLOG, ha deciso per me.
Scostumato ed irriverente! Ecco che cosa sei. Eppure sei il mio spazio, ti ho creato e dovresti sapere che non amo le imposizioni. Ma che tipo!!!!
Tuttavia ti perdono, ma soltanto perchè non do importanza ai numeri ed i mei 42 mi piacciono assai ed inoltre avevo già deciso di dichiarli, felice.
Ma ricorda mio amato blog, Wilde suggeriva:" Non bisogna mai fidarsi di una donna che è pronta a dichiarare la sua età perchè è capace di tutto."
Sei avvisato: la prossima volta ti oscuro
14 gennaio
Nessun artista vede le cose come sono realmente. Se lo facesse, cesserebbe di essere un artista.
Oscar Wilde
( da La decadenza della menzogna)
Oscar Wilde
( da La decadenza della menzogna)
domenica 13 gennaio 2008
IL LAVORO NOBILITA L'UOMO? DIPENDE
Per chi non lo sapesse in questi ultimi mesi non ho lavorato.
Avevo bisogno di una pausa ed una serie di circostanze mi hanno permesso questo break ,temporaneo. Molti miei amici mi guardano perplessi, increduli, in alcuni casi addirittura contrariati.
Non comprendono o stentano a comprendere che dopo tanti anni in cui il giorno e la notte per me non facevano più alcuna differenza, che il chiuso dei vari uffici mi aveva rubato il piacere di camminare, di sentire il sole e l’aria sulla mia pelle, che mio figlio era cresciuto, ed io dov’ero? Che ero libera senza esserlo, che non avevo più memoria che alle dieci della mattina il sole avesse quella precisa inclinazione e che, udite, udite, andare al mercato a fare la spesa, se non vai a tremila, può essere assai divertente oltre che salutare. Ma quello che più di ogni altra cosa in molti sembrano non comprendere è che io, dopo tutti questi anni di “vita dedicata”, avevo completamente perso i miei bioritmi. Quindi, poiché mi voglio bene, ad un certo punto mi sono ascoltata ed ho dato retta al mio istinto: era una questione di sopravvivenza, non potevo ignorami più.
Meno carriera e più vita.
Sarà per questo che le donne hanno meno possibilità sul lavoro? Perché ad un certo punto i ritmi imposti dagli uomini sono talmente assurdi che arrivi a dirti: ma chi me lo fa fare? Forse si, forse le donne, o almeno alcune donne, ad un certo punto si guardano veramente dentro e si dicono che forse non vale la pena, che il sacrificio è veramente troppo alto e rischi di arrivare alla fine della tua vita avendo dimenticato di viverla sono altissimi. E allora pensi che forse è meglio una passeggiata nel bosco che una sgomitata della collega, e che chi se ne frega, se lo prendesse lei il sorriso compiaciuto del capo, io ritorno alla mia vita, mi rimpossesso dei miei cicli e pazienza se guadagnerò un po’ meno. Tanto poi se non ho tempo per spenderli, di questi soldi, che me ne faccio? Li uso in ansiolitici od anti depressivi come ho visto fare a molti, per tenere il passo, per essere dentro l’ingranaggio insensato di questa società “lievemente” alienata e fuori di testa? Non credo sia una scelta saggia; e poiché leggere i filosofi, per me, non può rimanere unicamente un insieme di nozioni da sfoggiare, io ci medito su e cerco, come poso, di applicare i loro pensieri illuminati alla mia giornata.
Non lo so, non giudico le scelte altrui, ognuno conosce le proprie esigenze e le personali priorità ma io, amici miei, non ne potevo più. Tornerò a lavoro, non posso permettermi oltre questo lusso ma lo farò in modo diverso, con altre premesse, su altri ritmi.
Una volta fuori dal vortice scopri che molto di quello che ti hanno venduto, o che tu, arbitrariamente, hai creduto fondamentale per la tua mera esistenza, era un grande bluff e vedi tutto con altri occhi. E recuperi il tuo tempo, quello si essenziale.
IL LAVORO NOBILITA L'UOMO? DIPENDE...
( Parte seconda)
Ore 13.00, Villa Scipioni.
La villa della mia infanzia, quella vicino a casa, quella che ci arrivi a piedi.
Cielo plumbeo. Entro.
Sembra che non ci sia nessuno. Inizio a camminare. Voglio fare tutto il giro, magari più volte, prima che piova.
Mi guardo intorno non c’è anima viva: mi sembra incredibile. Ogni tanto dei rumori, ma sono soltanto uccelli. Improvviso il canto di un gallo: imperioso.
Stento a crederci. Mi sporgo per vederlo. Non ci riesco ma lui ripete il suo canto ed io mi metto a ridere. Solo a Roma, in pieno centro storico, si può assistere al canto di un gallo. Eppure….
La cosa mi mette allegria e continuo a passeggiare. Non c’è veramente nessuno. Mi sento una ragazzina nel bel mezzo di avvenimento fantastico. La villa dopo quarant’anni è tutta per me.
E per il gallo.
Un ultima occhiata al cancello d’ingresso e poi inizio a saltellare. Salgo su un muretto ed urlo un: EVVIVA E’ TUTTA MIA!!! E poi un: E’ BELLISSIMO!!! Mi sembra un dolce d’assaporare.
Allora corro, zompetto, faccio le giravolte e recupero sensazioni lontane. Ma la vita mi richiama alla realtà: avevo un appuntamento telefonico con un mio amico super impegnato. Mi fermo, provo a chiamarlo ma è troppo impegnato e non mi risponde.
Peccato, se l’avesse fatto avrei portato un po’ di questa meravigliosa pace nella sua aggrovigliata giornata.
Vedi che succede a lavorare troppo: non puoi ritrovarti padrone di un parco né puoi fartelo raccontare.
Certi che ne valga la pena e che non si abbia mai la possibilità di dire qualche no o fare qualche passo indietro rivedendo il proprio vivere?
Avevo bisogno di una pausa ed una serie di circostanze mi hanno permesso questo break ,temporaneo. Molti miei amici mi guardano perplessi, increduli, in alcuni casi addirittura contrariati.
Non comprendono o stentano a comprendere che dopo tanti anni in cui il giorno e la notte per me non facevano più alcuna differenza, che il chiuso dei vari uffici mi aveva rubato il piacere di camminare, di sentire il sole e l’aria sulla mia pelle, che mio figlio era cresciuto, ed io dov’ero? Che ero libera senza esserlo, che non avevo più memoria che alle dieci della mattina il sole avesse quella precisa inclinazione e che, udite, udite, andare al mercato a fare la spesa, se non vai a tremila, può essere assai divertente oltre che salutare. Ma quello che più di ogni altra cosa in molti sembrano non comprendere è che io, dopo tutti questi anni di “vita dedicata”, avevo completamente perso i miei bioritmi. Quindi, poiché mi voglio bene, ad un certo punto mi sono ascoltata ed ho dato retta al mio istinto: era una questione di sopravvivenza, non potevo ignorami più.
Meno carriera e più vita.
Sarà per questo che le donne hanno meno possibilità sul lavoro? Perché ad un certo punto i ritmi imposti dagli uomini sono talmente assurdi che arrivi a dirti: ma chi me lo fa fare? Forse si, forse le donne, o almeno alcune donne, ad un certo punto si guardano veramente dentro e si dicono che forse non vale la pena, che il sacrificio è veramente troppo alto e rischi di arrivare alla fine della tua vita avendo dimenticato di viverla sono altissimi. E allora pensi che forse è meglio una passeggiata nel bosco che una sgomitata della collega, e che chi se ne frega, se lo prendesse lei il sorriso compiaciuto del capo, io ritorno alla mia vita, mi rimpossesso dei miei cicli e pazienza se guadagnerò un po’ meno. Tanto poi se non ho tempo per spenderli, di questi soldi, che me ne faccio? Li uso in ansiolitici od anti depressivi come ho visto fare a molti, per tenere il passo, per essere dentro l’ingranaggio insensato di questa società “lievemente” alienata e fuori di testa? Non credo sia una scelta saggia; e poiché leggere i filosofi, per me, non può rimanere unicamente un insieme di nozioni da sfoggiare, io ci medito su e cerco, come poso, di applicare i loro pensieri illuminati alla mia giornata.
Non lo so, non giudico le scelte altrui, ognuno conosce le proprie esigenze e le personali priorità ma io, amici miei, non ne potevo più. Tornerò a lavoro, non posso permettermi oltre questo lusso ma lo farò in modo diverso, con altre premesse, su altri ritmi.
Una volta fuori dal vortice scopri che molto di quello che ti hanno venduto, o che tu, arbitrariamente, hai creduto fondamentale per la tua mera esistenza, era un grande bluff e vedi tutto con altri occhi. E recuperi il tuo tempo, quello si essenziale.
IL LAVORO NOBILITA L'UOMO? DIPENDE...
( Parte seconda)
Ore 13.00, Villa Scipioni.
La villa della mia infanzia, quella vicino a casa, quella che ci arrivi a piedi.
Cielo plumbeo. Entro.
Sembra che non ci sia nessuno. Inizio a camminare. Voglio fare tutto il giro, magari più volte, prima che piova.
Mi guardo intorno non c’è anima viva: mi sembra incredibile. Ogni tanto dei rumori, ma sono soltanto uccelli. Improvviso il canto di un gallo: imperioso.
Stento a crederci. Mi sporgo per vederlo. Non ci riesco ma lui ripete il suo canto ed io mi metto a ridere. Solo a Roma, in pieno centro storico, si può assistere al canto di un gallo. Eppure….
La cosa mi mette allegria e continuo a passeggiare. Non c’è veramente nessuno. Mi sento una ragazzina nel bel mezzo di avvenimento fantastico. La villa dopo quarant’anni è tutta per me.
E per il gallo.
Un ultima occhiata al cancello d’ingresso e poi inizio a saltellare. Salgo su un muretto ed urlo un: EVVIVA E’ TUTTA MIA!!! E poi un: E’ BELLISSIMO!!! Mi sembra un dolce d’assaporare.
Allora corro, zompetto, faccio le giravolte e recupero sensazioni lontane. Ma la vita mi richiama alla realtà: avevo un appuntamento telefonico con un mio amico super impegnato. Mi fermo, provo a chiamarlo ma è troppo impegnato e non mi risponde.
Peccato, se l’avesse fatto avrei portato un po’ di questa meravigliosa pace nella sua aggrovigliata giornata.
Vedi che succede a lavorare troppo: non puoi ritrovarti padrone di un parco né puoi fartelo raccontare.
Certi che ne valga la pena e che non si abbia mai la possibilità di dire qualche no o fare qualche passo indietro rivedendo il proprio vivere?
giovedì 10 gennaio 2008
Riflessione
"Darsi non è grave,
basta riprendersi."
Antonio Fogazzaro
basta riprendersi."
Antonio Fogazzaro
mercoledì 9 gennaio 2008
America/ parte due
Viaggiare on the road per l’America è una dimensione particolarissima.
E’ un continuo intrecciarsi di sorprese e déjà vu. Le città sembrano ambientazioni cinematografiche e ti sorprendi a scoprire che quello che per te europeo sembra l’ambientazione di un film, per milioni di persone è la quotidianità. Ma ancora più stravagante è trovarti catapultato nella fattoria di Nonna Papera tra piccole chiesette con le tendine, strade prive di abitazioni con una sfilza di cassette della posta, minuscoli ed intimi luoghi di ristorazione con la torta di mele ed il succo di acero, un benzinaio sgangherato con il cane che ronfa all’ombra, un negozio d’antiquariato nel nulla più assoluto. Tutto lento, calmo. Strade che scorrono dritte per ore ed ore e poche macchine ad incrociare il tuo viaggio. Fuori dalle grandi città, in alcuni casi ti sembra un paese disabitato: nessuno che passeggi, nessuno che sembri lavorare nei campi, nessuno fermo, che so, in una piazza, a chiacchierare. L’effetto visivo può essere destabilizzante ed in alcuni casi lo è.
Ma per lasciarsi avvolgere e sorprendere da questa terra è indispensabile che le nostre concezioni di vita europea restino a casa e porsi, di conseguenza, nella concezione mentale che questa è, nonostante tutto ed ancora, una terra di frontiera. E’ nella sua natura, nell’andare avanti, nello scoprire, il vero viaggio. Paradossalmente questo paese del “ tutto immenso ed apparentemente finto” è un luogo di grande spiritualità. Ed è questa la dimensione che secondo me non ti spetti, ed è lì che ti conquista.
Sarà che io avevo un enorme bisogno di perdermi e ritrovarmi ma nessun altro luogo del mondo ha avuto su di me un effetto così dirompente, così forte.
Ogni posto del mondo ha le sue peculiarità e vi assicuro che l’America, proprio per i suoi paesaggi, accompagna chi sa guardarla, a vivere momenti di profonda introspezione.
E’ una terra che emana un’energia incredibile.
Mentre non smettevo di osservarla avevo la netta sensazione che la sua immensità, le mille sfumature dei suoi colori, la potenza dei suoi oceani, entrassero dentro di me arricchendo anche le mie cellule delle stesse forze, della stesse meraviglie.
E tutto ciò tranciava legacci mentali, restituendomi un profondo senso di libertà.
Altri luoghi del mondo mi hanno emozionato e fatto riflettere e ve li racconterò, ma questa terra mi ha incantato e lanciato verso dimensioni interiori difficilmente ripetibili.
Per questo non posso fare a meno d’amarla, profondamente.
Sarà che io avevo un enorme bisogno di perdermi e ritrovarmi ma nessun altro luogo del mondo ha avuto su di me un effetto così dirompente, così forte.
Ogni posto del mondo ha le sue peculiarità e vi assicuro che l’America, proprio per i suoi paesaggi, accompagna chi sa guardarla, a vivere momenti di profonda introspezione.
E’ una terra che emana un’energia incredibile.
Mentre non smettevo di osservarla avevo la netta sensazione che la sua immensità, le mille sfumature dei suoi colori, la potenza dei suoi oceani, entrassero dentro di me arricchendo anche le mie cellule delle stesse forze, della stesse meraviglie.
E tutto ciò tranciava legacci mentali, restituendomi un profondo senso di libertà.
Altri luoghi del mondo mi hanno emozionato e fatto riflettere e ve li racconterò, ma questa terra mi ha incantato e lanciato verso dimensioni interiori difficilmente ripetibili.
Per questo non posso fare a meno d’amarla, profondamente.
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